—E dovremo vivere come due estranei che si sono incontrati accidentalmente per via?

—Voglio essere più forte del mio destino. Voglio vincere la brutalità del caso. Voglio aver l'orgoglio di proclamare: Non mi son sottomesso!

—Sottomesso a chi? A tua madre? A me?

—Vedi? Non mi comprendi!

Potevo dire: C'è qualcosa di peggio di quel che tu immagini?

E per sfogare tutta l'acredine che mi sentivo nel cuore, mi misi a calpestare furiosamente le erbe e le pianticine fiorite che smaltavano il suolo. Due lunghe lacrime rigavano le guance di Fausta. Ed io godei che ella piangesse!

Tornavamo verso la villa come due sconfitti, uno dietro all'altro.

—Non contristare la mamma, facendole sapere quel che è avvenuto tra noi.

—Non dubitare,—risposi un po' scosso dall'accento supplicante di Fausta. Avrei voluto aggiungere qualche parola cortese se non affettuosa; ma mi si fermò a mezza gola.

—E i fiori?—ci domandò mia madre, venendoci incontro.