Vedendo quell'uomo di un colore diverso dal suo, la folla ristette.

— Vi ho liberato dal re: ho messo in cimento la mia vita.

— Giove! Giove! — gridarono tutti. — Giove è disceso sulla terra!

E lo adorarono.

II.

Quell'uomo era uno di loro; ma avendo abitato per lungo tempo in paesi lontani, il colore della sua pelle era passato dal rosso al verde. Ladro, quella notte andava attorno cercando di fare un bel colpo. Alla vista del re, coperto anch'esso di pelli, lo aveva scambiato per uno del suo mestiere e si era fermato, non senza un po' di timore che non fosse una fiera.

La cosa gli era andata benissimo: ed ora viveva in mezzo a grandi tesori adorato e temuto.

Era costume in Menefal di celebrare una festa in onore di quel Dio, rivolgendo le acque del fiume Mela verso la città e facendole passare in mezzo al gran tempio ove il Dio doveva benedirle prima che irrigassero e inondassero i campi.

Le acque già avevano invaso il canale in mezzo al tempio, e Giove tratteneva col braccio l'ordigno che moderava l'impeto di esse. La cerimonia doveva eseguirsi a porte chiuse e il popolo era in gran parte affollato sull'argine. Il Dio sedeva in alto circondato dai sacerdoti, coperto di ricchissime vesti.

Prima della cerimonia una deputazione eletta dal popolo doveva verificare[46] se Giove era tuttavia in terra, o pure erasene tornato in cielo. Ora, sia pel tempo trascorso, sia per l'umidità prodotta dalle acque vicine, il volto del Dio aveva perduto il suo colore verde ed era tornato rosso come quello di tutti i suoi concittadini. Vedendo questo, la Deputazione del popolo entrò in sospetto che i sacerdoti non avessero ucciso Giove per mettere qualcuno di loro al suo posto. Esaminò Giove attentamente e si convinse che il Dio era diventato un uomo al pari di loro; allora cominciò ad urlare!