E il senex: «Potente io son meschino, fammi risonar moneta!» E sì potente lo braccio venia allo scuffio che volendolo ritrarre insistea, ed egli vinse, e risuonò moneta.
E parole di uscir, forte gridando al malvagioso spirto: «Dio te dia pace, e rimeriti. Addio, addio!»
O che restommi in cor quando mi dipartio? «Potente, io son meschino,» e ratti di fissar (costretti) gli ogi lo lurido abbiglio, e volendo ellino ritrarre, sentii che chiodati erano, ed ero sosto venti gambate lungi.
Ogi, ogi, sì potenti siete? Che allo chiodamento giugnereste lo alterio? Me par così; che dopo poco novellamente faceami ombra lo schifo.... amato! Sì, così io dico, che non mi parea più lordo... E testa mia ove gisti? Gisti corporalmente carezzar fortemente terra tua madre, e lo compagno spirto lasciotti.
Voglimi permettere che te lasci riposar, e di retro vada allo tuo frater.
Ei vide uno palagio bello[63] che su nugole basaa, e molto era alto: e meglio lui mirando vidi che due alati erano li suoi custodi: diretro, sovra ed alli lati grandi erano gli alati. Per poco agio ebbi di miralli, tanto fulgidi si erano.
Ogi miei, vedeste vui bene che lo palagio si[64] bellamente si penzolava che ne ero stupido, e si sovente il ripetea che lo aere ne era isgraffiato? Benedicilo rimembranza di ello, e fai che ti veggia si bene che io t'esponga sulla pecora bianca ad onore di te Eterno Iddio e vieni palagio! Non fusse altro che lo contenuto che tu habbi, io ti lorderei se di te parlassi.
O contenuto vieni fuora, si che mirandoti osi specificarti!
Da' magnifici gradini donna venìa, pomposamente vestita[65]; e non si tosto gli alati vennono dallo balsamo di te presi e fasciati, si buttorno in terra,[66] (che così io vidi) e tu, farfalla, proseguisti su di ellino quale pedana di virtute d'onde ti conducesti all'aperto, e le nubi di calor e lo cielo tremar armonie. Spirito, veggesti tu?
Che disse bocca di gridare? Oreglie udirno lo sonoro rumor? Ogi non si cecaro?