JACOBUS

Il poter dare una così felice interpretazione artistica dei mistici rapimenti del medio-evo sarebbe certamente una stupenda prova d'ingegno, anche quando chi la facesse, non che giovanissimo e di poca cultura, fosse maturo di anni e d'intelligenza e, filologo e artista, avesse il suo medio evo e gli scrittori mistici di quell'epoca tutti sulla punta delle dita.

Ebbene; la cosa parrà più prodigiosa ancora, allorchè vedrassi lo stesso giovane medium spiccare un gran salto indietro, dal medio evo ai tempi quasi favolosi della guerra troiana o a quelli gloriosamente epici della battaglia delle Termopili; allorchè, invece delle solite amplificazioni classiche e delle vuote declamazioni di scuola, darà lunghi brani di cronache improntati da una vivissima e schietta intuizione di quei remotissimi tempi, lumeggiati con inattesa originalità di particolari e singolare efficacia di parola.

Dài per soggetto a un bravo poeta la morte di Patroclo o quella di Ettore, e le reminiscenze omeriche e virgiliane gli rifioriranno involontariamente nella immaginazione e nello stile; sarebbe anzi strano che il contrario avvenisse.

Leggi intanto questi due brani di una specie di Cronaca della guerra di Troia scritta, colla solita medianità meccanica, dal giovane Gordigiani, e rimasta disgraziatamente incompiuta.

Nella Iliade, Patroclo muore in battaglia. Appena Apollo lo spogliò delle invincibili armi di Achille,

Fra l'una e l'altra spalla lo trafisse

Coll'asta, da vicin, di Panto il figlio

L'audace Euforbo.

Non così audace però da potergli tener fronte.