Rallegravasi meco lo tempo, lo quale era addivenuto celeste, e fuggiano in ver Assisi le nugole.
Usciano le gente di dimora, le quali aveanmi visto su soglia mia qual morto, ma non se ne premerono, stimandomi dormiente o ch'io so.
Corsi io ben ratto da Messer amico mio Ambrogiotto, lo quale desinava, e veggendomi: — «O mastro Iacopone, lo vento che conduce via le nugole, v'ha egli qui condutto?»
Al che io stimai sorridere e feci parola così: — «La istruzione vostra mi porta, la quale mi preme.»
— «Or dite» dissemi lui.
Ed io: — «Or sappiate che per la Iddio grazia ebbi risposta» — «La quale? or rammento! ben vo' dite; ed ella è? piacendovi.»
— «La è che s'i' continuassi così solo, godrei da per me; se voi acquistassi allo amore grande di Iddio, molto più godrei; onde fu giusto il vostro dicimento, faccia Iddio ch'egli abbia compimento e per voi incominci.»
Levossi allora e: «Se alla pluvia non starò, se non dormirò su fienile, habendo io donna e figli, come voi dispregiai amerovvi e stimerovvi, e tenterò imitare, come Iddio non adorai, farollo estremamente dal dì d'oggi.
Doppiamente beato uscii dopo haberlo strinto, e quei come disse, fece.
Amanti miei, Iacobus ispirito or tenta voi ridurre come messer Ambrogiotto. Incitommi a visione Ambrogiotto, or beato, vo' me incitate pure: addivenite beati.