La sincerità, l’entusiasmo, la sdegnosa fierezza di libertà di pensiero, la quædam divina voluptas dell’uno agitano colla stessa violenza anche il cuore dell’altro e v’irritano l’acre virtù dell’animo (acrem inritat animi virtutem) che distingue i neofiti. Tutti e due hanno dolorosamente lottato prima di sottrarsi al giogo del sentimento religioso, tutti e due portano ancor vivo nel cuore le profonde ferite della lotta. Un ardore febbrile li sopraffà e li rende sbalorditi della propria vittoria; una gioia baldanzosa e intollerante li spinge a partecipare agli altri i benefizî del trionfo; e l’inno sgorga impetuoso dai loro petti, ricco d’incantevole freschezza d’imagini, d’inarrivabile intensità di sentimento, un vero e sublime carme religioso cantato dallo spirito umano alla Diva Natura.
Infatti questa traduzione non è semplicemente un esercizio di stile.
Poichè agli altari rovesciati indarno
Supplichevole in atto anco s’abbraccia
L’ignaro vulgo, ed imprecando al Vero
La mercatrice Ipocrisia volpeggia,
Dritto è ben che tu sorga, o fulminato
Encelado dell’Arte, e in mezzo a tanta
Mandria di vili più terribil suoni
La voce tua nel novo italo verso.[67]