Nullo consente onor d’erbe o di rami;

Si dilungan da lui greggi e pastori

Passan lungi gli augelli; egli coi nembi

Pugna indefesso, infin che una nemica

Forza lo schianti, e il suol natio l’inghiotta,

è impossibile difendersi da un profondo sentimento d’ammirazione, benchè si vegga che manca al poeta il vero senso della vita moderna, intendo della vita moderna dell’intelligenza, nella quale tutti i dissidî del pensiero s’armonizzano e si conciliano in una comprensione piena di religione e di poesia.

La traduzione del poema De Rerum Natura può calcolarsi come un’amplificazione del secondo canto del Lucifero. In questo era già evidentissima la tentata imitazione di Lucrezio. Lucifero dottoreggiava coll’indomita vittima di Giove, Prometeo, alla stessa maniera del poeta latino colla diletta prole di Memmo, e se n’assimilava le immagini, le frasi, perfino le transizioni:

Or deggio dir, che, di regnar mal paga, ecc.

precisamente come Lucrezio: Nunc age... espediam (lib. II, v. 60). Nunc locus est... confirmare tibi (lib. II. v. 184). Dico igitur (lib. III, v. 42). L’intiera sostanza del libro V del poema lucreziano era lì condensata e un po’ adattata al livello della coltura contemporanea, e basta rileggerlo per comprendere subito quello che c’è di identico nella situazione psicologica dei due poeti, e quello che li fa differire e forma la forza dell’antico e la debolezza del moderno.

Mi fermo su questo punto che mi par capitale.