Vuol che l’italo esercito e il sicano.
Canto XIII, 32.
Itali e Franchi.
Canto XIV, 23.
Forse indarno sudato al gran cimento
Itali, Franchi avrebbero e Sicani.
Canto XVI, 22.
Il Ruggiero, composto quando queste idee formavano la fede inconcussa dei patrioti siciliani, n’è certamente l’espressione più sincera e più calda. Convien ripeterlo: la storia ed il verso servivano al poeta per celar meglio la ribelle intenzione del suo concetto. Fortificato dalla certezza, che dentro l’anima sua non risplendeva la luce d’un’idea individuale, ma quella d’un popolo intero; che i suoi versi non eran temprati unicamente dai propri sdegni e dai propri dolori, ma da quelli di migliaia di cittadini che avevano combattuto, che soffrivano, che si preparavano a combattere per la medesima aspirazione e per la medesima conquista; il poeta ha amato quest’opera doppiamente, da cittadino e da artista. Concepita nel silenzio con giovanile trepidazione; maturata fra gli slanci entusiastici ed i penosi scoraggiamenti, che s’alternano in un lavoro difficile e di lunga lena, essa ha quasi assorbito tutta la forza vitale di lui. La sua mente, il suo cuore ardentissimo, potrei anche dire la sua carne ed il suo sangue vi si son trasfusi dentro con ricca larghezza, ed egli non mentisce allorchè nella dedica del poema all’Augusta Madre, la Sicilia, dice:
Sacro è il carme che t’offro: in te sol vivo,
Per te sol vivo, per te presto a morte,