Dio, fatto più forte

Dall’umano terror, me per la mano

Del suo fido Michel di ceppi avvinse,

E percosso e ferito indi nei cupi

Baratri m’inchiodò...?

Più il poeta rende ridicola e spregevole l’imagine del grande avversario di Lucifero, e più la personalità di questo perde d’importanza e diventa ridicola anch’essa. Il concetto astratto si versa da tutte le parti, si fa strada per i mille pori dell’effimera imagine galvanizzata un istante dal poeta, e le impedisce quell’organizzarsi della vita che deve accadere in qualunque creazione poetica.

Il Lucifero, il Dio del Rapisardi distruggono da loro stessi la propria personalità colle parole e coi fatti. Dio confessa:

Nulla son io, non sono

Che un forte e secolare incubo, imposto

Da la paura al sonnacchioso Adamo!