Io non posso dire quel che valga il Massarani come pittore: sono troppo incompetente da osarlo. Non voglio occuparmi del Massarani statista, erudito, critico d’arte: delle sue teoriche dell’arte sarà meglio discorrere quando verrà fuori la traduzione francese del suo libro sull’Esposizione del 1878. Statista, erudito, critico d’arte, il Massarani non è intieramente lui per quanto porti nelle ricerche e nei giudizi quell’accuratezza, quell’imparzialità, quell’equanimità che formano i tratti più notevoli del suo carattere d’uomo e di scrittore. In quanto a me, preferisco il Massarani poeta.
Poeta? Dio mio, perchè no? «Quest’autunno della vita, egli dice, che non conosce più fiori, e che i frutti, caso che ne dia, non li matura a raggio di sole, ma a pazienza di veglie, quest’autunno dunque deve tenersi diseredato anche dalla povera e mesta, non dirò contentezza, ma consolazione del ricordare? E non c’è una poesia e un amore che, contentandosi di ricordi, siano leciti anche ai vecchi? Vecchi, vecchi! E lo siamo per davvero, fino a che abbiamo cuore per ogni affetto e senso per ogni bellezza?»
Il Massarani non aveva bisogno di scuse. La sua poesia è di quella che non muore mai nel cuore dell’uomo: eco di lontani ricordi, visione di cose sparite, sorriso postumo di impressioni e di sentimenti che si risvegliano dentro il petto in certi momenti della vita, quando più si prova il bisogno d’una confortevole intimità con sè stesso; cosa tutta personale, che non si perde dietro a nessuna astratezza, che non si batte la pancia per simulare un’allegria o uno scetticismo che non ha, una vera rivelazione, un vero documento umano com’oggi è di moda il dire, e come non si può dire più opportunamente d’una dozzina di questi Sermoni. Poesia rara fra noi; chè il mostrarci in veste da camera ed anche in maniche di camicia, per retorica alterigia, ci ripugna. Preferiamo inventare un sentimento, invece d’esprimerne uno realmente sentito: preferiamo annegarci entro vaste generalità, piuttosto che circoscriverci fra i limiti d’un piccolo fatto. Quanti sono i nostri scrittori che permettano di poter ricostruire la loro personalità per via di documenti delle loro opere? Il volume dei Sermoni del Massarani rimarrà fra noi per lungo tempo una vera eccezione. Dopo averlo letto si prova una profonda compiacenza d’essere in amichevole intimità con uno spirito così colto e con un animo così buono e gentile.
Ricordi e visioni del passato, uomini e cose, sentimenti e paesaggi, con quel loro accento profondamente sincero, non si limitano a darci soltanto una netta imagine di sè stessi. La loro poesia consiste anzi in quel destare che fanno nell’animo di chi legge qualcosa di simile alle impressioni del poeta. Si fantastica, si sogna dietro a lui, ci si sente commossi della sua commozione raddoppiata colla nostra. Quello ch’egli ha visto ci ha passato tante volte sotto gli occhi; come lui, molti dei lettori han certamente provato la voluttà d’una passeggiata mattiniera prima che la città si svegliasse alla febbrile attività del suo lavoro; come lui, molti si son fermati in Piazza d’Armi nell’ore d’uno splendido tramonto di luglio, in mezzo a quel brulicare di bimbi, di bambinaie, di soldati, di lavoranti che ritornano dal lavoro coi loro arnesi sulla spalla e indugiano innanzi a un giocator di bussolotti o a un piccolo saltimbanco; come lui, molti hanno asolato nell’ore vespertine dell’agosto fra i viali dei Giardini, quand’attorno al Caffè di Monte Merlo s’affollano ai deschi le famiglie borghesi, suona la banda e fanno cerchio proletarii d’ogni grado, impiegatucoli, soldati, bassi ufficialetti e bambinaie in stretti colloquii con un damo forse improvvisato lì per lì: ma il valore dell’arte consiste appunto nel rendere importante la fuggitiva impressione d’ogni giorno, nel fissarla, nel ridurla più efficace della stessa cosa reale. Ecco per esempio, un tramonto presso piazza d’Armi che non vi uscirà più di mente:
Sfornito
Ancor di chioma il castano recente
Larva di quei che l’ascia ha tronchi, invano
A non recente cittadin l’oltraggio
Celar tentava dell’austriache stalle
Inespïato; intanto che sublimi