Dentro al doglio natìo, stillanti caci,

E, in piazza, al piè di rudero o colonna,

Presso alla fonte, sotto i vasti ombrelli,

Tesor di frutta e melarancie ed uve,

Eterna invidia di pittori; e spesso

Più leggiadro tesor di crespe e bionde

Chiome, a fronte gentil dorato nimbo.

E non dico la dolce filosofia della vita che scaturisce da tutte queste fonti d’impressioni e di sentimenti realmente provati. Il cuore si acqueta come rannicchiato in un ambiente familiare pieno di tepori e irradiato del sorriso di persone carissime. E leggendo s’intravede un gentile profilo di donna, un sereno profilo di mamma della quale il Massarani potè scrivere: «Ella aveva l’indulgenza che incuora, l’energia che sorregge, il criterio che guida; cauta e non timida d’imminenti pericoli, e presenti che fossero, vigile, operosa, tranquilla, non è meraviglia se volentieri partecipasse alle aspirazioni dei più giovani, e questi volentieri le fidassero a lei; come quella che possedeva il senno dell’età senza l’importuna loquacia e gli spiriti senza l’improntitudine della gioventù.»

D’un lavoro così vivo sarebbe estrema pedanteria cercare i difetti. Il verso del Massarani ha, in maggior numero, più i pregi del suo stile ordinario che le mende.

Vi traspare un eccesso d’accuratezza? Un soverchio amore di lima? Peggio per chi non lo gusta, oggi che la sciatteria dello stile poetico è diventata il credo di molti pretesi poeti.