Dissi, cominciando, che per ora egli è un grottesco. Quel per ora esprimeva un desiderio, ma non significava una speranza. E siccome fra l’entusiasmo dei suoi ammiratori ad ogni costo e l’irragionevolezza dei suoi detrattori a tutt’oltranza c’era il posto d’un semplice e spassionato osservatore, così ho tentato d’occuparlo io.

BALZAC[7]

I.

Il giorno che il Balzac concepì l’idea di riunire sotto il titolo La Comédie humaine tutti i suoi romanzi fino allora pubblicati (questo avvenne, se non mi inganno, nel 1833) corse subito in casa di sua sorella la signora Surville per annunziarle quel grand’avvenimento. La signora Surville lo vide entrare nel salotto col cappello un po’ inclinato sull’orecchio, la pancia in avanti, la mazza levata in alto come un capo tamburo, suonando colle labbra una marcia, brà bràa-brà brà! muovendo i passi cadenzatamente, solennemente, quasi fosse davvero alla testa d’un reggimento. Giunto innanzi il canapè ove sua sorella era seduta, si fermò ad un tratto; poi con un accento grave e comico nello stesso punto:

— Signora, le disse, salutate un Genio!

E si mise a ridere, di quel suo riso grasso, rablesiano, che scoteva tutto il suo corpo.

Il Balzac avea la coscienza del proprio valore e soleva manifestarla con un’ingenuità fanciullesca. Un amico lo rimproverava d’esser troppo facile a raccontare a tutti il soggetto dei suoi romanzi.

— Voi siete lento nel lavoro, gli faceva osservare; vi si può facilmente rubare un’idea e metterla in circolazione assai prima di voi.

— Eh via! Nessuno potrà fare del Balzac, fu la sua semplice risposta.

Vittorio Ratier, direttore della Silhouette, una sera, conversando, gli suggerì l’idea fondamentale del racconto Une passion dans le désert.