È un volume in 8º grande, rilegato in rosso col dorso di cuoio filettato in nero; il titolo in oro: Études philosophiques (Les Martires ignorés).

Nella prima pagina si legge: Offert par l’auteur — comme un souvenir — du gracieux accueil qu’il — a reçu. — H. de Balzac. — Paris, ce 15 juin, 1837. — C’est comme je vous l’hai dit le — premier ouvrage que j’ai fait — á mon retour.

Questo non è precisamente vero di tutto il lavoro. Al suo solito, il Balzac aveva fatto un innesto sul frammento Ecce Homo, pubblicato nella Chronique de Paris nel giugno 1836. Al suo ritorno egli aveva potuto scrivere soltanto le undici pagine di manoscritto che formano la introduzione. Infatti nell’ultima pagina, dopo tredici righe di scrittura, si trovano incollati due pezzettini ineguali di stampato, e di fianco si legge: Continuer avec la copie de la chronique.

Nella seconda pagina, prima aveva scritto: Les Martires ignorés — de la légende. — (Fragment du Phédon d’aujourd’hui), ma poi cancellò le parole: de la légende.

Vengono poi undici fogli di manoscritto su carta di paglia comune, scritti, meno il primo, tutti da una sola facciata, con pochissime correzioni.

Seguono, rilegate col manoscritto, cinque prove di stampa che sono certamente quelle della quarta edizione degli Études philosophiques (volume XII), pubblicata col nome del Werdet presso Dalloye e Lecou.

Qui comincia il fermento del lavoro del Balzac. Le prove si riempiono di cassature, di richiami, s’ingrossano di aggiunte su pezzettini di carta incollati ai margini con delle ostie. Le correzioni s’accavallano; le correzioni sottentrano alle correzioni. Nel manoscritto l’introduzione era di sei pagine e sei righe; nella prima prova sono già incollate altre due paginette, e in fine c’è l’avvertenza: Charles, laissez-moi deux pages blanches. Nella prima pagina, alla prima prova di stampa, ove è il solo titolo, scrive: Charles, tâchez d’avoir fini cela pour une heure en vous y mettant avec quelque lapins, que les corrections soient bien faites, cela ira jusque à 4 feuilles pas plus, Mettez-moi la 21-22 en page et composez-la, vous avez 4 garnitures. On pourrait si ce peut-il mardi. On a fait une boulette au commencement, voyez ce qui est à mettre en petit texte comme un titre d’une comèdie, et interl: sans fin.

Nella seconda prova ha già fatto scomporre l’introduzione per ricomporla in carattere più piccolo. Dove diceva: Personnages ha messo: Silhouettes des interlocuteurs; ma già vuole en italique le prime sette righe. Anche questa prova ritorna alla stamperia orribilmente maltrattata, sovraccarica di aggiunte incollate ai margini, con aggiunte incollate alle aggiunte, un vero fuoco d’artifizio. Si vede il viso che doveva fare quel povero proto di Carlo, leggendo dietro alle bozze: Charles, encore une épreuve et composez la ½ feuille de la fin en y mettant la table des matières. E più sotto: Puis-je cette fois compter avoir une èpreuve à trois heures? R. s. v. p.

E la quarta bozza differisce poco dalle altre. Ghirigori, razzi si partono da tutte le pagine, intrecciandosi, confondendosi in maniera da far perdere la testa ai correttori. E l’incontentabile autore scrive: Charles, encore une èpreuve, vous devriez corriger vous-même pour que je puisse la rendre en BON À TIRER.

Il povero proto non ne può più: ha rivisto, ha corretto anche lui. Manda la quinta prova perfettamente ripulita. Credete che il Balzac sia contento? Donnez une rèvision! Sarebbe capace di cominciare da capo.