Agl’implacati studi.
Forza è che il sen denudi
Iside vereconda!
La vecchia dama sa con chi ha da fare: non ha mutato stile con lui. È con questi antichi artifizii che lo scalda, lo entusiasma, gli infonde l’ebbrezza divina e se lo tiene strettamente attaccato, devoto, capace del sacrifizio di tutto sè stesso.
E i responsi (non possono chiamarsi diversamente), i responsi confidatigli dalla sua dea lui ce li presenta in modo quasi primitivo, in due volumi d’oltre mille e dugento pagine, che fanno a prima vista un effetto niente bello. Siamo proprio agli antipodi della lindura dei graziosi volumetti in elzeviro. Ma la sua Dea ha forse bisogno di così vili lenocinii? Però, vinta la diffidenza, ispirata dalla rozzezza esteriore, scopriamo subito il miracolo della passione e della fede. Nel trascrivere le confidenze della vecchia dama, il giovane innamorato ci mette molto del suo. Prima di tutto la sincerità, una qualità di primo ordine. Perfino le cose stantie ringiovaniscono e si ritemprano passando a traverso il suo cuore. Quando par già di sentire una melodia ben nota, ecco delle variazioni sul tema che la rendono quasi originale per l’espressione tutta propria ch’egli le dà. Sincerità importa anche slancio, foga, entusiasmo. Un soffio caldo agita tutte queste pagine che mormorano, col fremito delizioso delle foglie in primavera, come cose animate. Ma la passione e l’entusiasmo non gli impediscono d’esser talvolta sincero anche colla stessa dama.
Musa gentil, non t’impancar cotanto,
Non levar tanto la cervice al ciel,
Lascia il sermoneggiar, tomba del canto,
Creder lascia le genti al lor vangel.
Buia è la notte, sassoso il cammino,