— Però, promettimi una cosa, aggiunse il padre con aria severa: tu non cercherai di vedere il Mazzini. Con questa condizione potrai partire domani.

— Non sono sicuro di mantenere, rispose Tullo. Preferisco non andare.

L’avvocato Giacobbe Massarani era una mente lucida, positiva. Non partecipava alle illusioni del figlio e di molta gioventù d’allora sull’efficacia dei tentativi e delle idee mazziniane. Per lui non c’era altra salvezza politica che tenersi stretti al Piemonte, l’unica provincia italiana che mantenesse fede allo statuto e che possedesse un vero esercito: non bisognava fantasticare sulle possibili forme di governo finchè un palmo di terra italiana era calpestata da piede tedesco.

Tulio fu irremovibile. Andare a Londra e non vedere il Mazzini sarebbe stata una cosa così superiore alle sue forze che lo avrebbe fatto venir meno anche ad un giuramento. Egli già rassegnavasi a non assistere a quella prima festa delle Nazioni, com’allora si diceva, quando l’intromissione della sua mamma gli ottenne di partire senza esser legato da nessuna promessa.

Quest’aneddoto della giovinezza del Massarani ritrae perfettamente il suo carattere sodo e sincero.

Per conoscere la delicatezza del suo spirito basta leggere i Sermoni raccolti ora in un bel volume dai Successori Le Monnier.

Tullo Massarani appartiene a quella generazione fortunata che può dire con orgoglio: ho fatto l’Italia. È nato nel 1826 dall’avvocato Giacobbe e da Elena Fano che gli procurarono per tempo un’istruzione accurata. Tra i suoi maestri fu David Norsa, un nobile intelletto, un cuore ardente pel quale egli nutre una venerazione affettuosa, come di figlio.

Prima del 48 e prima del 59 amare la patria voleva dire, innanzi tutto, congiurare. Il Massarani, come tant’altri, fu dunque mazziniano e prese larga parte a quell’opera di propaganda che contribuì non poco all’unità italiana. Ma il suo spirito saggio e il suo buon cuore lo salvarono sempre dagli estremi.

Da Londra tornò imbottito di cartelle del famoso prestito di Mazzini. Sapeva di essere spiato e ne avvertì il Finzi che fu men cauto di lui e scontò la sua generosa imprudenza col carcere austriaco. Però le ricerche della polizia, nelle due visite notturne che gli si fecero in casa, non riescirono a sorprendere presso il Massarani nessun documento compromettente.

Allora l’attività di sotto mano veniva sussidiata da un’altra attività in piena luce. Studii letterari, studii economici, studii storici, tutto serviva per tener desto negli animi il sacro fuoco nazionale. E il Masssarani combatteva nel Crepuscolo del Tenca, negli Annuarii di statistica del Maestri e non isdegnava il Nipote del Vesta Verde, un almanacco ben noto del Correnti, al quale dava degli apologhi e degli stornelli dove il concetto politico era appena adombrato da leggerissimo velo. Uno di quegli stornelli diceva così: