Il grosso pubblico, lo capisco, tutte queste belle cose non è obbligato di saperle; ma i critici che non vogliono far gli orecchianti, sì; ma gli autori drammatici che si mettono allo studio dell’arte loro con vera coscienza di artisti, sì: non possono, non debbono ignorarle. Che volete si pensi d’un artista il quale ignora la storia della propria arte e non sa fin dove sia arrivata, e da qual punto spetti a lui d’incamminarsi per procedere innanzi?
Cominciamo prima di tutto col non dirlo un artista, un vero artista. Quando non gli freme nell’anima un mondo nuovo di forme confacenti alla civiltà del suo secolo, è un uomo dimezzato, un uomo accidentalmente nato oggi, nell’organismo del quale la vita moderna non ha echi di sorta. Lasciamolo vivere come creatura vogliamoli bene; ma com’artista diciamogli chiaro e tondo che somiglia a quel cavaliere di cui cantò il Berni, che
andava combattendo ed era morto!
DUE COMMEDIE NUOVE[20]
Ascoltiamo la parola d’un maestro:
«Una situazione non è un’idea. Un’idea ha un principio, un mezzo e una fine, uno sviluppo e una conclusione. Tutti possono trovare una situazione drammatica, ma convien prepararla, farla accettare, renderla possibile, sopratutto, scioglierla. Un giovane domanda in matrimonio una ragazza. Gliel’accordano. Va al Municipio, alla parrocchia colla fidanzata e ritorna in casa sua insieme a lei. A un tratto apprende, con assoluta certezza, ch’egli ha sposato sua sorella. Ecco una situazione, non è vero? Interessantissima. Cavatevene!» (Dumas fils, Histoire du Supplice d’une femme).
Cavatevene! L’importante sta qui.
Avere in mano una situazione è come avere in mano uno di quegli ossi di animali preistorici che servivano al Cuvier per ricostruire l’animale intero già sparito da migliaia di secoli dalla faccia della terra.
Una situazione è un resultato, un punto culminante. Com’è stata prodotta? Quali sentimenti, quali caratteri l’han determinata? E non basta. Quali effetti produrrà? Giacchè una situazione non può rimanere in sospeso nè nella vita reale, nè nella vita dell’arte.
È quello che non ricercano quasi mai i nostri autori drammatici.