Il vecchio non volle udirne di più; pallido, tremante, corse verso casa. Non cercheremo di spiegare i pensieri che lo travagliarono in quel tragitto. Il cuore gli batteva forte, le labbra tremolanti balbettavano parole incoerenti. Tutte le sue paure s'avveravano; si presentavano dinanzi agli occhi—terribili. Salì frettoloso gli scaglioni del terrazzo, per correre ad avvisarli del pericolo. Traversò due grandi sale; alla terza s'arrestò di botto e sentì le ginocchia piegare sotto il peso dell'emozione. Tre altri uomini—signori questi—erano nella sala.
Appena lo videro, uno di essi, un gentiluomo piccolo, grosso, tarchiato, con due occhietti cattivi, s'avanzò verso di lui.
—Vecchio! egli disse, voi siete un servitore della casa?
Di natura umile, timida, abituata all'obbedienza, Pietro non era mai stato coraggioso. Eppure, d'improvviso, si rinfrancò, non tremò più, guardò in faccia a colui che gli parlava e rispose senza esitare:
—Sì, signore. Ho servito i principi d'Ostellio da cinquanta anni.
Vi sono delle nature che in certi momenti supremi cambiano ad un tratto. Pietro era di queste. Chi lo rinfrancò?—L'idea stessa dell'imminenza del pericolo che sovrastava a quelle due teste adorate, di quel pericolo ancora ignoto e tremendo, che egli non comprendeva, ma che lo atterriva, fece a un tratto di quel vecchio intimidito dalla solitudine, un uomo risoluto.
Quando aveva visto quei tre nella sala, aveva sentito d'esser giunto troppo tardi; ora gli pareva di poterli ancora salvare.
—Giurate di rispondere la verità, continuò lo sconosciuto.
—Lo giuro.
—Avete ospitato in questa villa un giovanetto ed una fanciulla?