Come lo aveva desiderato! Quanto aveva sperato di vederlo! Se fosse giunto qualche tempo prima, quando era solo nella villa, come sarebbe stato felice, felice d'una gioia indescrivibile! Come gli sarebbe caduto ai piedi al più piccolo cenno, come gli avrebbe baciate le mani!

Ora non si mosse. V'era qualcuno ch'egli amava assai più del suo padrone. Sentiva una strana emozione e nel suo vecchio cuore uno straordinario sussulto. Involontariamente, gli occhi gli si empirono di lagrime. Ma la lotta fu breve, il nuovo amore fu più forte dell'antico.

Egli balbettò, interrompendosi per l'emozione:

—La riverisco, Eccellenza. Mi perdoni…. non posso aprire… la chiave non c'è…. è inutile… non c'è nessuno… La stanza è vuota… Mi scusi….

—Che hai, mio buon Pietro, perchè sei tanto turbato? Hai perduta la chiave?—Ebbene, signori, animo, abbattiamo quest'uscio. E s'avanzarono.

Il vecchio aveva perso la testa. Un delirio lo colse. Quei due ch'egli amava alla follìa, se li vide dinanzi agli occhi, come in una visione. Bisognava salvarli! Questi non dovevano entrare!—Si vedeva davanti il suo padrone tanto rispettato una volta, ed ora sentiva d'improvviso d'odiarlo!

Non pensò alla inutilità d'ogni suo sforzo. Si piantò fermo contro l'uscio, non più curvato, non più umile. Il suo occhio brillava, il suo corpo era dritto come quello d'un giovane, i suoi pugni erano stretti alla difesa.

Tutti si soffermarono.

Ma l'esitazione non durò che un istante. Due s'avanzarono, e lo scartarono d'un colpo. Poi tutti appoggiarono le spalle contro l'uscio, che con un forte rumore cedette e rovinò.

Pietro cadde. Il principe entrò per il primo.