Il momento dell'arrivo ella se lo imaginava sempre. Egli aveva scritto: «Questa sarà la mia ultima lettera; non avrò tempo di scrivere in questi ultimi giorni, in cui affretto tutto per essere con te al più presto. Spero in breve di poter finire ogni cosa e verrò a sorprenderti». E la sorpresa ella l'aspettava sempre. Dal suo posto favorito guardava il cancello e diceva fra sè: «Ecco, io sentirò la carrozza e correrò ad incontrarlo nel giardino». E a un tale pensiero una gioia inenarrabile le rigonfiava il cuore. E ogni volta che passava una carrozza, si alzava per vedere e il cuore le batteva…. ma la carrozza tirava dritto. «E se invece venisse di sera?» pensava invece talvolta. Io sarei qui vicina alla lampada, ed egli entrerebbe d'improvviso senza che io me ne accorga….
Quando finalmente giunse davvero, fu ben altra cosa; era un minuto in cui meno se l'aspettava, quando a un tratto udì la sua voce; egli parlava col giardiniere, entrando. Impallidì e un tremito l'assalse, volle moversi, ma restò paralizzata sulla sedia. Egli entrò ed ella non seppe che stendere le mani, poichè le parole non venivano…. Fu uno di quei momenti che compensano di molti dolori. Egli era un po' diverso, ma di bellissimo aspetto e lo sguardo contento.
Vedendola tutta pallida con le sue vesti di lutto capì ogni cosa. Non ebbe bisogno di domandarle la causa del suo pallore e del suo decadimento. Scorse con uno sguardo tutto quello che aveva sofferto e come lo aveva aspettato. Ebbe rimorso di ogni ora che aveva perduto nel venire e si sentì nel cuore un'amara ed immensa pietà. Inoltre gli parve abbellita nel suo pallore.
Oh! quelle prime ore come passarono veloci! come si sentì ristorata quando potè avvolgergli il collo con le braccia e piangere sul suo petto! Gli disse piano piano come se alcuno potesse udire: «Non sei più mio, ma mi vuoi ancora un po' di bene, non è vero? ne ho tanto bisogno. Sai che ero così gelosa, ma come non te ne puoi fare un'idea! Ne vedevo tante di più belle, di migliori di me. Avevo torto e te ne chiedo perdono; nessun'altra è venuta a frapporsi fra noi due. Ora non lo sono più. Comprendo che non ne ami alcuna, ma sento che quel mondo che hai in te ha fatto piccolo il mio posto nel tuo cuore. Tu mi dirai che mi ami ancora; lo credo, ma so che non sei più mio. Tutto è finito; io temeva le altre ed avevo torto, ma in qualche modo doveva finire, e dopo che non hai più bisogno di chi ti consoli, che vuoi far di me? Non ti sono più necessaria».
Egli la rassicurò lungamente, dolcemente; le parlò a bassa voce come ai primi tempi, la consolò con tutto l'amore che potè trovare, ed ella gli fu ben riconoscente per il suo tentativo pietoso.
Tutti coloro che hanno perduto prematuramente una persona cara, sanno quali siano le angoscie, la disperazione prodotta da una malattia mortale che inaspettata, inesorabile piomba su di una casa come un uccello di rapina. L'anima si rivolta contro la Providenza, si fatica a trattenere la bestemmia che l'ingiustizia del dolore spinge sul labbro e la ragione la più sana è momentaneamente sconvolta dinanzi alla calma e tremenda inesorabilità del fato. Dio appare spietato; l'uomo crassamente ignorante nel non saper mettere un argine al prematuro lavoro della natura; i medici sembrano imperdonabili nella loro impotenza, e a un tratto tutto ne appar falso, bugiardo quaggiù. Allora il sole che irradia i campi e illumina l'azzurro del cielo con la sua luce tranquilla, l'aspetto trionfante della natura, l'immenso sorriso del firmamento, tutte quelle inenarrabili bellezze che prima ne consolavano il cuore, e ridonavano allo sguardo il raggio della speranza e dell'allegrezza, ne sembrano invece la più amara ironia; nè sappiamo con la terribil guerra che ne agita internamente perdonare al mondo la sua divina inalterabilità.
Pochi mesi erano passati dal ritorno di Alberto, quando la sventura si abbattè d'improvviso sulla piccola villa ridente, ch'era stata spettatrice di tanta serena felicità. Sebbene ella avesse perduta la fede, pure la riunione dopo una sì dolorosa assenza aveva ridonato in parte ad Emilia la salute e le sue guance cominciavano a tingersi ancora di rosa; quando si mise un brutto giorno a letto con una febbre ardente. Dapprima fu creduta cosa passeggera, ma dopo prese il carattere tifoideo. Nei corpi indeboliti, e quando il morale ha avuto una troppo forte azione sul fisico, tali malattie perdonano raramente.
Alberto non si mosse una sola ora dal suo letto; una tristezza incommensurabile s'impadroniva di lui dinanzi a quella vita tanto amata che si spegneva avanti sera; una tristezza profonda—ma calma. N'era addolorato sin nel fondo del cuore, sentiva che quella morte doveva porre il velo del lutto su tutta la sua vita, pure era il suo un dolore diverso da quello che avrebbe provato se una sì grande sventura gli fosse calata addosso prima che il nuovo scopo che ora si era prefisso l'avesse occupato.
Quando veniva la sera, e i passi domestici finivano di farsi udire e ch'egli rimaneva solo vicino al letto di dolore dell'unica donna ch'egli avesse mai amato davvero; in quella stanza solo rischiarata dalla luce vacillante del lumicino da notte, mentre vegliava guardando tristamente quei capelli tanto baciati che soli non si confondevano nell'ombra con il cuscino su cui posava il volto impallidito, in mezzo alla stranezza di un dolore tanto inaspettato che talvolta gli pareva un orribil sogno, mille nuovi pensieri lo agitavano. Ripassava la sua vita; si ricordava quel tempo quando Emilia era tutto per lui, si ricordava la felicità dei primi istanti, tutte le cento note del magnifico concerto d'amore, e i giorni cattivi, e la risoluzione e la fuga, e la pienezza della vita giovane che ora finiva per lui, e i viaggi e i rumorosi divertimenti, e le allegre serate con gli amici e le serate a due vicino al focolare o nascosti in un palco mentre migliaia e migliaia di cuori palpitavano, ma non come i loro, dinanzi al duetto degli Ugonotti o del Faust—e la suprema dolcezza con la quale ella lo sapeva consolare dell'arte perduta; e poi il gaudio dell'ingegno che ritrova la via e la nuova speranza che sorge. Questa gli rimaneva. Pensava poi all'amico che ora stava occupandosi delle cose sue e alla probabilità di successo che lo aspettava, ma tutto gli sembrava bruno dinanzi a quel lutto.
Quanto è triste quella serena dolcezza con cui parlano i moribondi, e quell'occhio sereno con cui vi guardano! Tutte le volte che Emilia parlava egli si sentiva morire con lei. Nell'ardore della febbre delirò qualche volta; in quelle parole disordinate tornava frequente l'idea: ora è finito: quell'ultima rivelazione del suo amore gli faceva male. I medici venivano ogni giorno e tentavano tutto inutilmente: Alberto loro faceva i discorsi più stravaganti, offriva loro tutto ciò che possedeva se la potessero salvare, li supplicava con le lagrime agli occhi, li strapazzava, come se essi potessero portare soccorsi là dove la potenza dell'arte finisce. Essa peggiorò sempre. Negli ultimi giorni ebbe ancora qualche momento di calma e potè parlare; i suoi discorsi erano amorosi come quasi non l'erano stati mai, ed egli piangeva ascoltando quelle cose dolci ch'ella trovava ancora per lui e tentava di dire col filo di voce che le restava: ma sempre tornava quell'idea che a lui riusciva amarissima: tutto è finito.