—Ti raccomando, mia cara, che oggi ti abbi a far bella, più bella che sia possibile.

E un sorriso che voleva dir molte cose passava intanto sulle sue labbra.

—Perchè, mio padre? domandò Ida, fissandolo coi suoi grandi occhi azzurri.

—Perchè? Lo vedrai fra non molto.

—Attendete forse qualcuno?

Un nuovo sorriso, più prolungato del primo, venne ad illuminare il volto del conte.

E in poche parole raccontò a sua figlia, la quale molto si stupì di un avvenimento tanto straordinario, come davvero attendesse qualcuno, il marchese di Sentis, un parente lontano.

—La lettera che mi hai veduto leggere era sua. Egli deve arrivare oggi. È un bravo, simpatico e bel giovane, buon gentiluomo e padrone di grasse terre in Normandia che quei briganti del 93 non gli hanno potuto carpire. Solo i possedimenti del castello di Sentis gli rendono cinquanta mila scudi all'anno.

Un paio d'ore dopo il marchese giunse. Ida trovò che suo padre le aveva detto il vero. Poteva avere dai trentacinque ai quarant'anni; alto, benissimo fatto, coi lineamenti regolari, col viso distintissimo e che dinotava un uomo di un certo ingegno. Aveva bellissimi modi, un timbro di voce assai simpatico ed era vestito con una eleganza sobria che lo caratterizzava uomo di gusto dal capo ai piedi.

Arrivò in una gran berlina da viaggio, ne scese prestamente e montò i gradini del terrazzo (dove il vecchio conte era venuto ad incontrarlo) col cappello alla mano e il sorriso sulle labbra. Rispose calorosamente all'accoglienza calorosa che gli fece il signore del luogo, e poi, voltosi ad Ida, che se ne stava un po' in disparte, le baciò la cima delle dita con una galanteria rispettosa che rammentava Versailles, dicendole: