Le cure dei medici, le preghiere, le sollecitudini dell'affetto paterno, tutto fu inutile. Vi furono in mezzo ai giorni di dolore alcune ore di speranza, ma ahi tosto spenta! Tutto si tentò per salvarla, ma il male fu inesorabile.
Ell'era di quelle che all'urto delle passioni si spezzano, ell'era di quelle che muoiono. Nella sua delicata giovinezza il morale era strettamente unito al fisico.
Finalmente giunse il termine di quella lunga agonia. Il curato del villaggio ed il conte stavano inginocchiati vicino al letto. Un po' più indietro il marchese di Sentis.
Ebbe un istante di tregua e parlò per poco. I suoi discorsi erano incoerenti e strani, ma affettuosi per suo padre.—Il nome di Paolo tornava ad ogni momento.
Le sue ultime parole furono: «Lasciatemi dormire». Così dicendo appoggiò la bella testa all'indietro e chiuse gli occhi.
II.
Tre giorni dopo, la chiesa del villaggio mostravasi sontuosamente parata di nero e d'argento.—I paesani in folla erano inginocchiati sui gradini.
Sopra un gran cartello, sormontato dallo stemma dei Montsauron inquartato con quello dei Sentis, leggevasi in lettere bianche su fondo nero: ALL'ANIMA DELLA NOBILE DAMA IDA DI MONTSAURON MARCHESA DI SENTIS DA SUBITANEO MALORE RAPITA LA SERA DELLE NOZZE LASCIANDO ORBATO LO SPOSO IL PADRE INCONSOLABILE CONCEDA DIO L'ETERNO RIPOSO LA CORONA DEL PARADISO.
R. I. P.
Null'altro rimaneva di quell'angelo passato sulla terra che una pomposa iscrizione di dodici righe.