—Il nostro amico non vuol venire; mi ha pregato di farvi le sue scuse. Credo che non sia ancora guarito abbastanza per moversi.

E Verny, così dicendo, sorrise.

La marchesa, rimasta indispettita, non lasciò però nulla travedere, e ringraziatolo, congedò Verny molto amabilmente. Appena fu uscito, andò a sedersi a un piccolo mobile in laque posto vicino alla finestra. Prese una penna e tracciò le seguenti righe sopra un foglio di carta profumato all'ambra.

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«Avete torto. Perchè mi tenete ancora il broncio? Volete stare eternamente in collera? Ho veramente bisogno di parlarvi, di darvi una spiegazione. Non dubito che questo vi deciderà; venite, ve ne prego. Vi aspetto con impazienza, non voglio vedere alcuno prima di voi.

«Marchesa =di Saint-Aubin=.»

Poi agitò un campanello d'oro che stava sulla tavola.

—Berta, mandate questa lettera al suo indirizzo.

Il biglietto era stato accuratamente piegato, un piccolo sigillo con inciso un amorino, impresso nella ceralacca odorosa, era stato applicato in un angolo, e sull'altra parte leggevasi l'indirizzo di Armando, datole dal cavaliere.

Mezz'ora dopo Larose portava la risposta. La marchesa l'aprì con impazienza. Era assai laconica; solo due righe nelle quali si scusava di non poter ubbidire al suo cenno, causa la salute ancor malferma.