—Sicuro, capitano, rispose Breteuil. Oramai non si parla più che di lui…
—Sapete che la Champrosé ieri sera mi disse che ne è innamorata?
—Anche lei?…. Il diavolo le porti tutte! esclamò Choisy.
—Ma guardatelo là!—disse Breteuil.—Anche a Versailles deve venire?
Infatti se ne stava vicino ad una porta, conversando con Verny. Egli era pallidissimo. Si vedeva che il suo male inesorabile progrediva e che malgrado i suoi apparenti trionfi, tutto era finito per lui.
Ma, dirà il lettore, come è avvenuto un tale mutamento? Perchè se ne parlava tanto?—Perchè?—Ah! domandar dei perchè ai tempi di Lebel! Tutto allora era guidato dal capriccio. La sua storia con la Saint-Aubin, svisata, raccontata in mille modi diversi; la simpatia che la marchesa poi sembrava realmente aver sentito per lui, l'avevano d'un tratto messo di moda, e subito dall'esser nulla, divenne l'eroe del quarto d'ora. Sotto la Pompadour questo non era insolito. La sua figura triste che lo aveva sul principio quasi reso antipatico e che aveva impedito alla naturale bellezza di fare il suo effetto, dopo la specie d'intrigo con la marchesa era diventata un vezzo, e il suo pallore malaticcio che non poteva piacere senza motivo a' tempi di Richelieu, ora che se ne sapeva il perchè e che dava luogo ai pettegolezzi, lo rendeva interessante, come se fosse vissuto a' tempi di Goethe e di Byron.
Larose, il ben noto cameriere della signora di Saint-Aubin, era stato veduto mentre saliva le scale del pittore con una lettera in mano. Dunque egli era l'amante della marchesa.
Povero ragazzo! Era ben lungi dall'esserlo; ma ciò era bastato per metterlo di moda.
Com'era venuto a quel ballo?—Il cavaliere credendo che un po' di distrazione gli farebbe bene, l'aveva quasi costretto a venire. Verny gli voleva bene; ma dacchè non aveva più la febbre lo credeva in via di guarigione e supponeva che i divertimenti lo guarirebbero anche dai mali morali, tanto più ora che sembrava avviato sulla strada della fortuna. Ma quanto si sbagliava! Armando era veramente ammalato e al ballo di Versailles stava peggio del solito. Benchè semplicemente vestito egli era però talmente bello nel suo pallore, che pochi nelle sale potevano venirgli paragonati.
Venne presentato alla contessa di Grives, la quale lo accolse con una così marcata preferenza da far girare un tantino la testa all'uomo il meno vano della terra. Ella stette con lui assai lungamente, quasi compromettendosi, e furono tante le occhiate, le parole a doppio senso, che Armando ne rimase un po' sbalordito. Ma ormai ogni forza di volontà, ogni scintilla era spenta in lui, e con la sua solita timidità per di più, non poteva pensare a vendicarsi della scena del ballo.