La sua mano non rispondeva più alla mente. Egli era come spinto da una forza superiore, e ciò che la matita segnava non era più quello che suggeriva l'immaginazione. Egli voleva tradurre sulla tela quel profilo fino, aristocratico, capriccioso; quel modello di donna forte, voluttuosa… e invece il suo pennello tracciava una figura aerea, purissima, vergine, più d'angelo che di donna. Voleva segnare quell'ammasso di capelli coperti di cipria, in cui si frammischiavano fiori e gemme, e involontariamente invece sulla tela ondeggiavano delle chiome bionde sciolte, naturali, che cadevano su d'una veste candida e baciavano una guancia bianca, diafana.—La figura che appariva sul quadro era ideale, angelica, bella come un sogno di poeta, con due occhi celesti che ignoravano la terra.

Egli continuava senza quasi accorgersi di ciò che faceva. Era spinto da qualcosa di fatale e una luce serena usciva dal suo sguardo. Una forza invincibile lo costringeva.

Egli dipingeva….

Il cavaliere taceva, guardandolo attonito e addolorato.

E sulla tela la mistica figura, lavoro quasi involontario, rivelazione dall'alto, si staccava a poco a poco dall'ombra del fondo…..

Finalmente l'ultima ora scoccò. Il pennello gli cadde dalla mano.—Fu portato sul letto. Vedendolo, non lo si sarebbe detto un morente, poichè un sorriso passava sulle sue labbra.

Oh quanto era lontano dagli appartamenti della marchesa e dalle sale di Versailles!—Nel suo occhio ingrandito mille visioni passavano. Eran figure di donna, ma figure celesti che non rassomigliavano agli angeli della terra; non erano più i sontuosi abiti di broccato e di raso, nè le alte pettinature incipriate, nè i visini aristocratici e imbellettati, ornati di qualche neo, nè le scarpette a talloni rossi, nè i ventagli miniati;—erano vesti bianche e cadenti, eran pupille azzurre e pure, eran chiome lunghe e finissime, erano sguardi pieni di bontà e d'amore!…

All'estremo istante, la marchesa di Saint-Aubin entrò nella stanza.

—Silenzio! disse il cavaliere. Fermatevi; egli non vi vede più, marchesa.

Infatti, Armando non la vedeva; era ben lontano da lei. Nel suo occhio vi era il raggio supremo.