—Stia sicuro, si fidi pur di me. Le saprò dir tutto.—Poi aggiunse con una paurosa espressione di tristezza:—speriamo che stia bene.
—Addio, Maria. Non dubito di te. Vedo che Guglielmo ti sta molto a cuore.
Dicendo queste parole guardò fissamente la poveretta con un lieve sorriso, ed ella, forse per la prima volta, arrossì.
È necessario dire quanto Maria fosse felice della missione affidatale? Ora aveva una scusa per entrare il più sovente possibile nella stanzuccia dell'artista (giacchè oramai l'aspettarlo sulla scala era inutile), una scusa anche verso sè stessa, per occuparsi di lui il più che le venisse concesso. L'indomani di buon mattino entrò da Guglielmo portandogli un mazzetto di fiori, di cui egli quasi non si accorse. Nella mezz'ora che rimase nella stanza si rese colpevole d'un furto che non vogliamo tacere: rubò un ritratto di donna che trovò a caso tra due fogli di musica.
Lo stato di Guglielmo parve migliorare, poichè dallo scoraggiamento eccessivo era passato, come gli accadeva, alla eccessiva speranza. Era sicuro di riuscire, sentiva che sarebbe diventato il primo maestro del mondo, non si accorgeva più dei cento mali che prima lo facevano soffrire. Ma la Maria non era sì facilmente ingannata dalle apparenze, giacchè l'amore è talvolta assai meno cieco di quello che si crede, e deperiva ella pure contemporaneamente ai progressi che il male, forse da lei sola traveduto, faceva in Guglielmo.
Quasi senza confessarlo del tutto nemmeno a sè medesima, come accade ben sovente, ella ne era davvero innamorata. Ogni suo pensiero, ogni suo sentimento era volto verso quella stanza; ella piegava tutta verso lui. In lui era la sua vita, solo su di lui i suoi occhi, fissandosi, non si toglievano più. Le preghiere, imparate da bambina, prendevano ora un significato novello; poichè la sua mente non poteva rivolgersi al cielo senza al tempo stesso rivolgersi a lui; pregava perchè fosse fortunato. Aveva, ancor più di prima, lunghissime ore di distrazione, talvolta non capiva quando le si rivolgeva la parola, tanto la sua mente era costantemente altrove. I suoi zii si accorgevano che una metamorfosi si stava compiendo in lei, senza che giungessero a comprenderla.
Guglielmo dal canto suo non vedeva nulla, ed ella soffriva maggiormente di questa sua indifferenza che di qualunque altra cosa. Anche senza essere riamata, le sarebbe paruto un altissimo grado di felicità ch'egli indovinasse ciò ch'ella non osava dirgli. Perfino la sua gentilezza, non essendo motivata da alcun sentimento, le riusciva quasi molesta. Sarebbe morta per lui, ma non poteva sopportare la sua noncuranza.
Se si volesse tentare di analizzare l'effetto prodotto dall'amore in quella meschina, si potrebbe scrivere lungamente senza forse aver finito. Quel sentimento era gradatamente penetrato in lei e l'aveva tutta invasa, ed ora non poteva più negarselo, poichè s'affliggeva, si tormentava, si struggeva e ben sovente nella notturna solitudine piangeva.
IV.
Uno dei tristissimi spettacoli di quaggiù è certo quello d'un ingegno vivace che, per colpa delle circostanze e per mancanza d'aiuto, degenera a poco a poco.