Pure qualcuno ascoltava, tenendo il respiro. Senza che egli l'avesse udita, la Maria era penetrata nella stanza adagio adagio e beveva quei suoni in una estasi ignota, a bocca aperta, stupita, amorosa.

Era qualcosa che rassomigliava a un canto d'amore e al tempo stesso a un brindisi voluttuoso e guerresco. Tutta la foga della passione, da tanto tempo costretta ad assopirsi, tutti i desiderii repressi e l'ebrezze vinte scoppiavano in quei concenti, pieni di dolcezza ammalata e d'indomabile voluttà. Tutti gli amori sognati si rivelavano in quelle note; ed egli, pallido, agitato, delirante, era perfino bello in quell'istante di risveglio possente.

I suoni a poco a poco diminuirono e cessarono. Ed egli stette un istante, con un sorriso di strana beatitudine sulla bocca, con l'occhio infiammato, con la guancia lievemente colorita dall'entusiasmo, immobile e quasi inebriato….

Udì un sospiro dietro di sè, si voltò e vide Maria. La guardò lungamente e fisso.

Allora, come gli era apparsa splendida la sua stanza oscura, come gli era sembrata sublime la sua musica, vide la misera creatura sotto una luce nuova e visionaria; quei lineamenti contorti divennero per lui regolari, quelle spalle curve, cadenti e rotonde; quell'occhio incavato lo abbagliò, quel corpo gli si mostrò perfetto, quelle vesti lacere e disordinate, ricche ed eleganti.

Nella povera Maria, sempre sdegnata, della cui idolatria non si era mai accorto, travide la donna sognata mille volte e non trovava mai. Con lo sguardo acceso, col cuore palpitante, sentendosi per tutto il corpo un brivido arcano; non come se il suo sguardo si fosse falsato, ma come se un velo gli fosse tolto dagli occhi—cadde a' piedi della fanciulla stupita e felice, e, come avrebbe detto ad una Venere fatta mortale che gli fosse sorta dinanzi, le disse, con un torrente di parole disordinate, tutto l'amore ch'era stato lungamente represso nel profondo dell'anima sua! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quando l'amico tornò a vedere Guglielmo, trovò la cella solitaria dell'artista trasformata in un nido. Egli aveva sposato Maria. La bontà e la felicità brillavano in lei attraverso alla bruttezza. Guglielmo, calmo, ordinato, curato maternamente dalla povera amante, era tranquillo e sereno, sebbene sempre allucinato.

L'amico, ch'è un po' filosofo, pensa che il migliore augurio che si possa far loro, e il lettore si associerà certo a lui, è ch'egli abbia a ritrovare il suo ingegno e anche a guarire—ma non del tutto.

NARCISA

Ella era bella più che sia possibile immaginare. Vedendola si aveva alfine dinnanzi agli occhi il compendio di tutti i sogni, di tutte le aspirazioni; l'ideale più alto e più perfetto. Riuniva tutte le visioni: un poeta nordico, amante delle pallide figure ossianesche, l'avrebbe trovata più completa di ogni sua creazione, e un pagano adoratore della forma l'avrebbe allo stesso tempo dichiarata la più magnifica espressione della donna. A un discepolo di Fidia sarebbe apparsa una bellezza greca; avrebbe innamorato Orazio quanto Byron, Rubens e Raffaello insieme, Gautier al pari di Hugo. Incontrandola, era impossibile non volgersi stupefatti ad ammirarla.