Ciò che san Gregorio Magno, otto secoli innanzi, aveva temuto e voleva scongiurare, avvenne di fatto: l’Italia cólta e il Papato stesso ridiventaron pagani nella forma e nel pensiero, e il latinismo, risuscitato per opera nostra, invase una seconda volta anche la lingua e la letteratura francese.

Fu un bene? Fu un male?

C’è di certo chi sarebbe disposto a lapidarmi, se io osassi solamente dubitare che il Risorgimento, in tutte le sue cause e in tutti i suoi effetti, non fosse addirittura un gran bene. Io quindi sono lietissimo, che il mio assunto mi dispensi dall’entrare in così pericolosa questione.

Per il mio assunto, basta l’aver notato il fatto in quanto concerne la lingua; e basta che inviti il lettore a rifletterci sopra un momento.

Il linguaggio de’ barbari invasori d’Italia lascia appena, come abbiamo veduto, meschinissime tracce nella lingua de’ vinti, la quale anzi s’impone ai vincitori. Il latino invece, dopo aver sradicato cento idiomi, allora già in gran parte così diversi tra loro, che i popoli che li parlavano avevano perfino dimenticato la comune origine; dopo aver generato nuove lingue e nuove e fiorenti letterature; dopo che la sua gloriosa culla era stata messa e rimessa a soqquadro; dopo tanti secoli che più non si parlava e solo lo si scriveva scorretto e imbarbarito, torna durante il Risorgimento a risonare nelle opere del Petrarca, del Poliziano, del Pontano, del Fracastoro e di tanti altri, come già aveva risonato sulle labbra di Virgilio e di Orazio; corre di nuovo trionfalmente tutto il mondo civile, mettendo persino in forse l’esistenza letteraria della sua stessa primogenita.

Da questo fatto, meglio assai che dalle strepitose vittorie, si può avere un’idea del miracolo di forza, d’arte e di sapienza, che dovette essere il popolo che parlò una tal lingua.


Antologia della nostra Critica letteraria moderna, compilata per uso delle persone cólte e delle scuole da Luigi Morandi, già precettore di S. A. R. il Principe di Napoli.—Quinta edizione, sulla quarta assai migliorata e accresciuta di ventidue scritti.—Lapi editore, 1890.—Un bel volume di pag. XII–756.—Lire 4.

«Nous recommandons ce livre a tous égards et à tout le monde, en émettant le vœu qu’il soit, non seulement étudié, mais imité chez–nous. Cette Anthologie de la Critique moderne en Italie réponde, en effet, a un besoin que les gens d’étude, jeunes ou vieux, éprouvent un peu partout, celui de savoir ce que les maîtres pensent des maîtres. En recueillant ainsi des jugemens tout a fait supérieurs, et en les mettant en ordre, avec méthode, comme fait M. Morandi, on finit par constituer une histoire littéraire autrement intéressante que celles où un seul homme exhibe son érudition et sa sagacité.... Le pian de ce livre.... nous paraît fort bien composé.» Marc Monnier, nel Journal des Débats del 31 marzo 1885.