«Il Morandi, nel compilare questa Antologia, non s’è lasciato dirigere da programmi presenti o passati. Ha avuto un concetto suo, e in verità buono: educare a pensare di letteratura la mente dei lettori, o maturi o giovani, alla scuola o fuori di scuola, mostrando loro come sugli scritti di altri o sulla teorica dell’arte hanno pensato scrittori moderni, che a lui son parsi degni e capaci di compiere l’ufficio di risvegliatori del pensiero altrui.... La scelta è fatta, com’egli suole, con diligenza e bene.» Ruggero Bonghi, nella Cultura del 1o aprile 1885.
«L’idea di questa Antologia è tanto nuova, quanto degna di lode.» Literarisches Centralblatt di Lipsia, del 15 agosto 1885.
«....Per costoro che rinnegano il mondo moderno, un libro come questo del Morandi, che contiene tante novità e non apre ma spalanca addirittura le porte e le finestre della scuola, deve essere senz’altro messo all’Indice, e magari bruciato. Ma noi ... consideriamo quest’Antologia come un utilissimo supplemento e un complemento necessario ai testi in uso. Complemento necessario alla coltura letteraria de’ giovani delle nostre scuole mezzane è la prima parte; tutto il resto supplisce alla brevità de’ quadri storici, e corregge un poco le forme convenzionali delle rettoriche. Le pure notizie biografiche e bibliografiche, che non nutriscono gl’intelletti mentre son pure necessario, acquistano in queste pagine organismo e vita. Le norme intorno ai principali generi di componimento avranno lume e valore dalla loro storia.... E se è vero che i nostri giovani difettano non tanto nello scrivere, quanto nel comporre, con queste letture alquanto difficili si abitueranno appunto a pensare e a riflettere, che è il comporre.» Giuseppe Piergili, nella Nuova Antologia del 1o ottobre 1885.
FOOTNOTES:
[1] Salviati, Degli avvertimenti della lingua sopra il Decamerone; Venezia, 1584; vol. I, lib. II, pag. 94.
[2] Dopo gli studi dell’Ascoli (Archivio Glottologico, vol. I), il ladino è definitivamente considerato, non più come un dialetto italiano, ma come un sistema dialettale a sè, con caratteri suoi speciali; e comprende tre gruppi distinti: all’est, il friulano, parlato da più di quattrocentocinquantamila persone, dalle rive del Tagliamento in Italia fino a Gorizia in Austria. Al centro, il ladino, parlato da più di novantamila persone, in due punti del Tirolo, a qualche distanza dalle due rive dell’Adige. All’ovest, il romancio, che si stende trasversalmente sulla maggior parte del Canton de’ Grigioni, ed è parlato da circa quarantamila persone.
[3] Molti separano il catalano dai dialetti provenzali, ma i suoi caratteri specifici non paiono sufficienti per rendere obbligatoria questa separazione. Sufficienti invece sono certamente quelli che l’Ascoli ha scoperto in un altro tipo idiomatico, che tramezza tra il francese e il provenzale, e che da lui perciò è stato chiamato franco–provenzale. Ecco le parole con cui l’insigne glottologo cominciava il suo saggio: «Chiamo franco–provenzale un tipo idiomatico, il quale insieme riunisce, con alcuni suoi caratteri specifici, più altri caratteri, che parte son comuni al francese, parte lo sono al provenzale, e non proviene già da una tarda confluenza di elementi diversi, ma bensì attesta la sua propria indipendenza istorica, non guari dissimile da quella per cui fra di loro si distinguono gli altri principali tipi neolatini. L’ampia distesa di dialetti, in cui è ancora e per ora dato riconoscere il tipo franco–provenzale, ammette e richiede, come ogni altro complesso neo–latino, suddistinzioni parecchie; ma costituisce, anche nell’ordine geografico, un tutto continuo. La cura di determinare rigorosamente gli estremi confini del complesso franco–provenzale, dev’essere riservata a studj ulteriori. Qui intanto si mostrerà, come questa serie di vernacoli si stenda, nella Francia, per la sezion settentrionale del Delfinato (dipartimento dell’Isera); indi passi il Rodano in doppia direzione: verso ponente, per occupare una parte, e forse la maggior parte del Lionese; e verso tramontana, per far sua la sezion meridionale della Borgogna (dipartimento dell’Ain); onde poi, come in colonna longitudinale, appar che s’incunei, non senza patire molti danni, tra il francese a ponente ed a levante, tanto da attraversare l’intiera Franca–Contea e metter capo ben dentro al territorio lorenese (sezioni dei dipartimenti del Jura, del Doubs, dell’Alta Saona—si raggiunge anche l’Alsazia con la varietà di Giromagny, distretto di Belfort—e dei Vogesi). Ma Francia è oggidì anche la Savoja, tutta franco–provenzale; e son franco–provenzali, nella Svizzera, i dialetti proprj dei cantoni di Ginevra, del Vaud, di Neufchâtel con un piccolo tratto di quel di Berna (tra il Jura e il lago di Bienne, ma son francesi, all’incontro, i vernacoli del Jura bernese), della maggior parte del cantone di Friburgo, e della sezione occidentale del canton Vallese. Di qua dall’Alpi, finalmente, spettano a questo sistema i dialetti romanzi che sono proprj della Valle d’Aosta, e quello della Val Soana.» (Arch. Glott., vol III, pag. 61–62.)
[4] De origine linguae gallicae et ejus cum graeca cognatione dialogorum libri IV (Parigi, 1555).
[5] Della Storia e della Ragione d’ogni poesia; Bologna, 1739; vol. I, pag. 42.