[85] Fratello, ciò abbia una fine: facciamola unita.
[86] Lasciami stare. (Galvani, Un Monumento linguistico genovese dell’anno 1191, nella Strenna filologica modenese per l’anno 1863; pag. 84–94.)—All’ultimo decennio del sec. XII, o al principio del XIII, appartiene anche il discordo poliglotto dello stesso Rambaldo; perchè essendo diretto al Belhs Cavaliers, cioè alla sua amante Beatrice di Monferrato, dovette di certo scriverlo dopo la sua venuta in Italia (1186–89), di dove partì per seguire nella quarta crociata il marchese Bonifazio, fratello o, più probabilmente, padre di Beatrice, col quale morì combattendo in Oriente nel 1207. Ma la seconda strofa del discordo, e il terzo e quarto verso dell’ultima, che dovrebbero essere scritti in alcuno de’ nostri idiomi, ci son pervenuti, come tutto il resto del componimento, in tale stato, che, anche dopo l’edizione critica del Meyer, non si riesce a determinare qual sia codesto idioma. Contengono bensì parecchie forme schiettamente toscane; anzi schiettamente toscano è tutto il quarto verso dell’ultima strofa:
Ieu so quel que ben non aio.
Ni encora non l’averò
Per abrilo ni per maio.
Si per ma dona no l’ho;
E s’entendo son lengaio,
Sa gran beutat dir non so:
Plus fresqu’es que flor de glaio [ghiaggiuolo],
E ja no m’en partirò.
..........
............
Que cada jorno m’esglaio.
Oimè! lasso, que farò...?
(Cfr. Meyer, Recueil d’anciens textes etc.; Paris, 1874 pag. 89–91.—Galvani, Osservazioni sulla Poesia de’ Trovatori; Modena, 1829; pag. 105–114.—Cerrato, Il «Bel Cavaliere» di Rambaldo di Vaqueiras, nel Giorn. Stor. della Lett. ital.; vol. IV; Torino, 1884; pag. 81–115.)
[87] Trucchi, Poesie italiane inedite di dugento Autori; Prato, 1846; vol. I, pag. 18.—D’Ancona e Comparetti, Le antiche Rime volgari; Bologna, 1875; vol. I, pag. 61–65.
[88] Non ha però certo ragione il Cantù di farne due componimenti, desumendone prima alcuni versi dal Federici, e poi, senza avvedersi che si tratta della stessa cosa, un altro brano dal Tosti. (Cantù, Vicende dei Parlari d’Italia; Torino, 1877; pag. 126 e 135.—II facsimile del Ritmo può vedersi nella Rivista di Filologia romanza, vol. II, pag. 90–110» pubblicato e illustrato dal Giorgi e dal Navone. Sulle sue interpetrazioni è poi da vedere uno studio del Novati, che ne propone una nuova, nella Miscellanea di Filologia e Linguistica; Firenze, 1886; pag. 375–91.) Nè hanno, mi pare, maggior ragione coloro che dopo i buoni argomenti dell’Affò (Op. cit., pag. 41–50) e di Sebastiano Ciampi (Prefaz. ai Trattati morali di Albergano; Firenze, 1832; pag. 13–19), non si risolvono a tenere per falsa la celebre iscrizione degli Ubaldini di Firenze, che pretenderebbe appartenere all’anno 1184. Del secolo XVI, e non del 1153, è pure quell’atto di permuta in siciliano, ripubblicato nella citata operetta (pag. 154) dallo stesso Cantù, insieme con tanta altra roba, a cui oramai nessuno presta più fede.
[89] Catalogus Codicum latinorum Bibliothecae Mediceae Laurentianae; tom. IV (Florentiae, 1777), col. 468–69.