[90] Nei Romanische Studien del Boehmer, vol. IV, fasc. 1 (Bonn, 1879).

[91] Della fine del secolo XII o del principio del XIII, è certamente anche l’iscrizione di un sarcofago del Camposanto di Pisa, pubblicata dal Ciampi (Op. cit., pag. 12–13), e che, secondo il confronto fattone per me con l’originale dal mio amico Alessandro D’Ancona, dice così: † Hore [ora] vai per via, pregando dell’anima mia: sicome tu se’, ego fui; sicus [sicum?] ego sum, tu dei essere. La data approssimativa si rileva da un’altra iscrizione che è sullo stesso sarcofago: † Biduinus maister fecit hanc tumbam m.......nm Giratium; poichè, per altri documenti certi, si sa che questo maestro Biduino nel 1180 lavorò nella Chiesa di San Cassiano presso Pisa, e pare anche nel 1166 a Lucca. (Ciampi, loc. cit., e Notizie inedite della Sagrestia pistoiese ecc., Firenze, 1810, pag. 52.)—Il frammento invece, di ventotto versi, pubblicato nel 1758 dal Panelli, del carme che sarebbe stato scritto nel 1187, per l’entrata in Ascoli di Arrigo VI, da quel marchigiano, che poi col nome di frate Pacifico seguì san Francesco, a me non pare altro che una rozza falsificazione, cominciando dal titolo, il quale dice così: «In laude de Augusto Sennor Henrico Sexto Rege de Romane, filio de Domene..... Friderico Imperatore, qui sta in ista Civitate de Esculo con multo suo piacere, et con multa gloria et triunpho de Civitate.» Falso lo giudica anche il prof. Nazzareno Angeletti, nella sua tesi di laurea, che si conserva manoscritta nell’Archivio dell’Università romana. L’Angeletti tuttavia resta in dubbio sull’autenticità d’un altro frammento, che contiene i soli primi quattro versi del medesimo carme, e che fu pubblicato dall’abate F. A. Marcucci (Abate Ascolano, Saggio delle cose ascolane ecc.; Teramo, 1766; pag. 229), il quale dice di averlo ricavato dalla cronaca di Lino della Rocca. Ma lasciando anche stare che questa cronaca nessuno l’ha più veduta, e considerando solamente che il Panelli ebbe dallo stesso Marcucci, come tolto da un’opera inedita d’un altro Marcucci (Niccolò), il primo frammento; io inclino a creder falso anche il secondo, che forse fu inventato per correggere o avvalorare il primo. Più che sospette mi paiono anche le parole con cui l’Abate Ascolano accompagna questo preteso frammento: «Lino accenna la Recita, che da’ nostri Poeti nel dì 22 Luglio fu fatta in Presenza del Monarca, e come il nostro Poeta Guglielmino di anni 29 venne grandemente plaudito da Errigo per la cantata di un nuovo Carme italico di cento versi ad onore del Re.... Ecco la prima volta, che nell’Italia incominciò a balbettare la Poesia Italiana, allor nata dal nostro Guglielmino; il quale la trapiantò poi in Sicilia, come vedrassi. Di questo Carme o sia Canzone furono dispensate molte copie, come Lino attesta. Restò tuttavia molto variato. La copia che riporta il Marcucci, cioè Niccolò, è differente sin ne’ primi versi.... In rimunerazione fu Guglielmino dichiarato Nobile Palatino dal Re, e suo Poeta.» Ecco a buon conto que’ quattro versi, nella prima lezione, che è notissima, e nella seconda, che è quasi ignota:

Tu es illo valente Imperatore,
Qui porte ad Esculan gloria et triumpho:
Renove Tu, Señor, illu splennore,
Qui come tanti sole......

Tu si’ chillo valente Re et Sennure,
Qui porte ad Esculan gloria et triumpho:
Non Febo alluma tanto el nostro Trunto,
Quanto Henrico dave a noi luce et splennure.

[92] Gregorii Magni Opera omnia; Parisiis, 1705; tom. II, col. 1139–40.

[93] Ibid., tom. I, pag. 6.

[94] Demogeot, Histoire de la Littérature française; Paris, 1864; pag. 54.

[95] Gregorovius, Op. e loc. cit.

[96] Cfr. Giesebrecht, De litterarum studiis apud Italos primis medii aevi saeculis. Berolini, 1845.

[97] Ibid., pag. 7–8.