Ho già accennato che tutti, cioè i dotti e le persone ragionevoli, si trovano ormai d’accordo nel ritenere che gl’idiomi romanzi hanno la loro prima e principale origine dal latino. Ma a quante strane opinioni si dovette dare lo sfratto, innanzi di poter arrivare a quest’accordo! Basti ricordarne qualcuna.

Nel secolo XVI, mentre Gioacchino Périon faceva derivare il francese dal greco,[4] il Giambullari (nel Gello) sosteneva che la nostra lingua derivasse principalmente dall’etrusca, la quale, secondo lui, era figlia dell’aramea e sorella della caldea e dell’ebraica. E poichè egli aveva avuto la rara fortuna di conoscere un prete armeno, «grande, magro, bruno e di lunga capellatura, il quale affermava che l’arca di Noè era ancora nei monti loro, non intera già, ma conquassata e rovinata in gran parte da alberi grossissimi che vi eran nati:» gli pareva evidente che il Janus dei Romani provenisse, come aveva già detto il suo amico Gelli, da jain, «voce aramea ed ebrea, che significa vino, e da no, che vuol dire famoso, cioè famoso e celebre per il vino;» e che perciò fosse tutt’uno con Noè, il piantatore della vite, venuto nell’Enotria, la terra del vino, a diffondervi l’arameo, e poi «gloriosamente sotterrato nel monte Janicolo

Nel 1606, Stefano Guichart pubblicò a Parigi un libro, intitolato così: Harmonie étymologique des langues, où se démontre que toutes les langues sont descendues de l’hébraique, che per lui, come per tanti altri, era la lingua stessa parlata da Adamo nel paradiso terrestre. E finalmente, nel secolo passato, il nostro Quadrio scriveva che «ad un parto con la Lingua Latina, e sorella di essa, nacque l’Italiana odierna Favella dalla Pelasga, dall’Osca, dalla Greca e forse ancor dall’Ebraica.... Anzi, siccome le cose imperfette esistono prima, che le perfette; così non andrebbe lungi dal vero chi opinasse, che l’odierna Lingua Italiana fosse prima, che la cólta Latina.»[5] Argomentazione, la quale potrebbe benissimo mutarsi in quest’altra: siccome le cose imperfette esistono prima che le perfette, così non andrebbe lungi dal vero chi opinasse, che il cervello del Quadrio fosse un cervello antidiluviano.

Rallegriamoci dunque, della presente concordia sul punto principale della questione; e prima di vedere le varie opinioni sui punti secondari, per attenerci a quelle che ci paiono più fondate, sbarazziamo il terreno da un altro ingombro, che potrebbe impedirci il cammino.

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III.

Tutti, ordinariamente, quando vogliamo dire che una lingua è derivata da un’altra, diciamo che ne è figlia. Ma questo è uno di que’ tanti traslati traditori, i quali ci fanno spesso perder di vista la realtà delle cose.

I concetti, infatti, di madre e di figlia implicano necessariamente l’esistenza di due individui separati e distinti; mentre in realtà una lingua derivata da un’altra, nel fondo è sempre più o meno la stessa lingua.