(rimettendosi a sedere, tutta assorta in sè, cupa, mormora, seccata) Non disprezzo nessuno, io.

MAURI

(insistendo) — Perchè t'ingannai?

FULVIA

Ma no, vi dico! (esasperatamente).

MAURI

(rivolgendosi a don Camillo) Me lo rinfacciate? Ma se lo gridai io stesso a tutti, qua, che avevo dentro di me lo strazio d'un doppio rimorso! Anche davanti a tuo marito lo gridai! — Testimoni tutti qua! — Dite, dite se non gli gridai ch'era un impostore!... Impostore, sì, impostore! Perchè era «venuto a perdonare»! Lui: a perdonare! Quando avrebbe dovuto invece buttarsi in ginocchio, qua, davanti a te, e farsi lui perdonare — come me! come me! — qua, così, ecco! (Le casca davanti in ginocchio e grida) Perchè tutti l'abbiamo ingannata, questa donna!

FULVIA

(si leva da sedere senza scatto e dice piano, frigidamente, con disperata stanchezza) Dio mio, ancora codesto teatro... Che nausea!

MAURI