Landolfo. Oh, interpreto, bada! Ma credo che in fondo sia giusto. Immagini, sono. Immagini, come... ecco, come le potrebbe ridare uno specchio, mi spiego? Là, quella (indica il ritratto di Enrico IV) rappresenta lui, vivo com'è, in questa sala del trono, che è anch'essa come dev'essere, secondo lo stile dell'epoca. Di che ti meravigli, scusa? Se ti mettono davanti uno specchio, non ti ci vedi forse vivo, d'oggi, vestito così di spoglie antiche? Ebbene, lì, è come se ci fossero due specchi, che ridanno immagini vive, qua in mezzo a un mondo che—non te ne curare-vedrai, vedrai, vivendo con noi, come si ravviverà tutto anch'esso.

Bertoldo. Oh! Badate che io non voglio impazzire qua!

Arialdo. Ma che impazzire! Ti divertirai!

Bertoldo. Oh, ma dico, e com'è che voi siete diventati tutti così sapienti?

Landolfo. Caro mio, non si ritorna indietro d'ottocent'anni nella storia senza portarsi appresso un po' di esperienza!

Arialdo. Andiamo, andiamo! Vedrai come, in poco tempo, ti assorbiremo in essa.

Ordulfo. E diventerai, a questa scuola, sapiente anche tu!

Bertoldo. Sì, per carità, ajutatemi subito! Datemi almeno le notizie principali.

Arialdo. Lascia fare a noi! Un po' l'uno, un po' l'altro...

Landolfo. Ti legheremo i fili e ti metteremo in ordine, come il più adatto e compíto dei fantocci. Andiamo, andiamo!