E allora, dottore, vedete se il caso non è veramente nuovo negli annali della pazzia!—preferii restar pazzo—trovando qua tutto pronto e disposto per questa delizia di nuovo genere: viverla—con la più lucida coscienza—la mia pazzia e vendicarmi così della brutalità d'un sasso che m'aveva ammaccato la testa! La solitudine—questa—così squallida e vuota come m'apparve riaprendo gli occhi—rivestirmela subito, meglio, di tutti i colori e gli splendori di quel lontano giorno di carnevale, quando voi

guarda Donna Matilde e le indica Frida

eccovi là, Marchesa, trionfaste!—e obbligar tutti quelli che si presentavano a me, a seguitarla, perdio, per il mio spasso, ora, quell'antica famosa mascherata che era stata—per voi e non per me—la burla di un giorno! Fare che diventasse per sempre—non più una burla, no; ma una realtà, la realtà di una vera pazzia: qua, tutti mascherati, e la sala del trono, e questi quattro miei consiglieri segreti, e—s'intende—traditori!

Si volta subito verso di loro.

Vorrei sapere che ci avete guadagnato, svelando che ero guarito!—Se sono guarito, non c'è più bisogno di voi, e sarete licenziati!—Confidarsi con qualcuno, questo sì, è veramente da pazzo!—Ah, ma vi accuso io, ora, a mia volta!—Sapete?—Credevano di potersi mettere a farla anche loro adesso la burla, con me, alle vostre spalle.

Scoppia a ridere. Ridono ma sconcertati, anche gli altri, meno Donna Matilde.

Belcredi (al Di Nolli). Ah, senti... non c'è male...

Di Nolli (ai quattro giovani). Voi?

Enrico IV. Bisogna perdonarli! Questo,

si scuote l'abito addosso