Indica la tela.

Quello è il mio ritratto! E trovarci mia figlia, invece che me, m'ha stupito; e il mio stupore, vi prego di credere, è stato sincero, e vi proibisco di metterlo in dubbio!

Dopo questa violenta sfuriata, un momento di silenzio impacciato in tutti.

Frida (piano, seccata). Dio mio, sempre così... Per ogni nonnulla, una discussione.

Belcredi (piano anche lui, quasi con la coda tra le gambe, in tono di scusa). Non ho messo in dubbio nulla, io. Ho notato che tu, fin da principio non hai condiviso lo stupore di tua madre; o, se di qualche cosa ti sei stupita, è stato perché le sembrasse tanta la rassomiglianza tra te e quel ritratto.

Donna Matilde. Sfido! Perché lei non può conoscersi in me com'ero alla sua età; mentre io, là, posso bene riconoscermi in lei com'è adesso.

Dottore. Giustissimo! Perché un ritratto è lì sempre fisso in un attimo; lontano e senza ricordi per la marchesina; mentre tutto ciò che esso può ricordare alla signora Marchesa: mosse, gesti, sguardi, sorrisi, tante cose che lì non ci sono...

Donna Matilde. Ecco, appunto!

Dottore (seguitando, rivolto a lei). Lei, naturalmente, può rivederle vive, ora, in sua figlia.

Donna Matilde. Ma lui deve guastarmi sempre ogni minimo abbandono al sentimento più spontaneo, cosi, per il gusto di farmi stizzire.