Dottore. E non mi può dire scusi, da quali segni lo arguisse?

Di Nolli. Pare da un certo discorso strano che egli le fece, poco prima che la mamma morisse.

Dottore. Un discorso? Ecco... ecco... sarebbe utilissimo, utilissimo conoscerlo, per bacco!

Di Nolli. Ah, io non lo so! So che la mamma ritornò da quella sua ultima visita, angosciata; perché pare che egli sia stato di una tenerezza insolita, quasi presago della prossima fine di lei. Dal suo letto di morte, ella si fece promettere da me che non lo avrei mai trascurato; che lo avrei fatto vedete, visitare...

Dottore. Ecco. Va bene. Vediamo, vediamo prima... Tante volte, le minime cause... Questo ritratto, dunque...

Donna Matilde. Oh Dio, non credo, dottore, che ci si debba dare una soverchia importanza. Ha fatto impressione a me, perché non lo rivedevo da tanti anni.

Dottore. Prego, prego... abbia pazienza...

Di Nolli. Ma sì! Sta lì da una quindicina d'anni...

Donna Matilde. Più! Più di diciotto, ormai!

Dottore. Prego, scusino; se non sanno ancora che cosa io voglia domandare! Io faccio molto assegnamento, molto, su questi due ritratti, eseguiti, m'immagino, prima della famosa—e disgraziatissima—cavalcata; non è vero?