Con altro tono, rivolgendosi al Dottore:
Càpita, tra le tante disgrazie a noi donne, caro dottore, di vederci davanti, ogni tanto, due occhi che ci guardano con una contenuta, intensa promessa di sentimento duraturo!
Scoppia a ridere stridulamente.
Niente di più buffo. Se gli uomini si vedessero con quel «duraturo» nello sguardo... —Ne ho riso sempre cosi! E allora, più che mai.—Ma debbo fare una confessione: posso farla, adesso dopo venti e più anni.—Quando risi così di lui, fu anche per paura. Perché forse a una promessa di quegli occhi si poteva credere. Ma sarebbe stato pericolosissimo.
Dottore (con vivo interesse, concentrandosi). Ecco, ecco, questo—questo m'interesserebbe molto di sapere.—Pericolosissimo?
Donna Matilde (con leggerezza). Appunto perché non era come gli altri! E dato che anch'io... sì, via, sono... sono un po' così... più d'un po', per dire la verità...
cerca una parola modesta
—insofferente, ecco, insofferente di tutto quanto è compassato e così afoso!—Ma ero allora troppo giovane, capite? e donna: dovevo rodere il freno.—Ci sarebbe voluto un coraggio, che non mi sentii di avere.—Risi anche di lui. Con rimorso, anzi con un vero dispetto contro me stessa, poi, perché vidi che il mio riso si confondeva con quello di tutti gli altri—sciocchi—che si facevano beffe di lui.
Belcredi. Press'a poco, come di me.
Donna Matilde. Voi fate ridere con la smorfia d'abbassarvi sempre, caro mio, mentre lui, al contrario! C'è una bella differenza!—E poi, a voi, vi si ride in faccia!