Belcredi. Eh, dico, meglio che alle spalle.

Dottore. Veniamo a noi, veniamo a noi!—Dunque, già un po' esaltato era, a quanto mi pare di aver compreso!

Belcredi. Sì, ma in un modo così curioso, dottore!

Dottore. Come sarebbe?

Belcredi. Ecco, direi... a freddo...

Donna Matilde. Ma che a freddo! Era così, dottore, un po' strano, certo; ma perché ricco di vita: estroso!

Belcredi. Non dico che simulasse l'esaltazione. Al contrario, anzi; s'esaltava spesso veramente. Ma potrei giurare, dottore, che si vedeva subito, lui stesso, nell'atto della sua esaltazione, ecco. E credo che questo dovesse avvenirgli per ogni moto più spontaneo. Dico di più: sono certo che doveva soffrirne. Aveva, a volte, scatti di rabbia comicissimi contro se stesso!

Donna Matilde. Quest'è vero!

Belcredi (a Donna Matilde). E perché? (Al Dottore) A mio vedere, perché quella subitanea lucidità di presentazione lo poneva fuori, a un tratto, d'ogni intimità col suo stesso sentimento, che gli appariva—non finto, perché era sincero—ma come qualche cosa a cui dovesse dare lì per lì il valore... che so? d'un atto d'intelligenza, per sopperire a quel calore di sincerità cordiale, che si sentiva mancare. E improvvisava, esagerava, si lasciava andare, ecco, per stordirsi e non vedersi più. Appariva incostante, fatuo e... sì, diciamolo, anche ridicolo, qualche volta.

Dottore. E... dica, insocievole?