Sogguarda un po' smarrito Landolfo, e dice subito:
Ma non debbo in questo momento dir male dei vescovi.
Ritorna umile davanti a Belcredi:
Vi sono grato, credetemi che vi sono grato, ora, Pietro Damiani, di quell'impedimento!—Tutta d'umiliazioni è fatta la mia vita:—mia madre, Adalberto, Tribur, Goslar—e ora questo sajo che mi vedete addosso.
Cangia tono improvvisamente e dice come uno che, in una parentesi di astuzia, si ripassi la parte:
Non importa! Chiarezza d'idee, perspicacia, fermezza di contegno e pazienza nell'avversa fortuna!
Quindi si volge a tutti e dice con gravità compunta:
So correggere gli errori commessi; e anche davanti a voi, Pietro Damiani, mi umilio!
Si inchina profondamente, e resta lì curvo davanti a lui, come piegato da un obliquo sospetto che ora gli nasce e che gli fa aggiungere, quasi suo malgrado, in tono minaccioso:
Se non è partita da voi l'oscena voce che la mia santa madre, Agnese, abbia illeciti rapporti col vescovo Enrico d'Augusta!