Belcredi (poiché Enrico IV resta ancora curvo, col dito appuntato minacciosamente contro di lui, si pone le mani sul petto, e poi negando). No... da me, no...

Enrico IV (alzandosi). No, è vero? Infamia!

Lo squadra un po' e poi dice:

Non ve ne credo capace.

Si avvicina di Dottore e gli tira un po' la manica ammiccando furbescamente.

Sono «loro»! Sempre quelli, Monsignore!

Arialdo (piano, con un sospiro, come per suggerire al Dottore). Eh, sì, i vescovi rapitori.

Dottore (per sostenere la parte, volto ad Arialdo). Quelli, eh già... quelli...

Enrico IV. Nulla è bastato a costoro!—Un povero ragazzo, Monsignore... Si passa il tempo, giocando—anche quando, senza saperlo, si è re. Sei anni avevo e mi rapirono a mia madre, e contro lei si servirono di me, ignaro, e contro i poteri stessi della Dinastia, profanando tutto, rubando, rubando; uno più ingordo dell'altro: Anno più di Stefano, Stefano più di Anno!

Landolfo (sottovoce, persuasivo, per richiamarlo). Maestà...