(Altra sala della villa, contigua a quella del trono, addobbata di mobili antichi e austeri. A destra, a circa due palmi dal suolo, è come un coretto, cinto da una ringhiera di legno a pilastrini, intetrotta lateralmente e sul davanti, ove sono i due gradini d'accesso. Su questo coretto sarà una tavola e cinque seggioloni di stile, uno a capo e due per lato. La comune in fondo. A sinistra due finestre che danno sul giardino. A destra un uscio che dà nella sala del trono. Nel pomeriggio avanzato dello stesso giorno.)

Sono in scena Donna Matilde, il Dottore e Tito Belcredi. Seguitano una conversazione; ma Donna Matilde si tiene appartata, fosca, evidentemente infastidita da ciò che dicono gli altri due, a cui tuttavia non può fare a meno di prestare orecchio, perché nello stato d'irrequietezza in cui si trova, ogni cosa la interessa suo malgrado, impedendole di concentrarsi a maturare un proposito più forte di lei, che le balena e la tenta. Le parole che ode degli altri due attraggono la sua attenzione, perché istintivamente sente come il bisogno d'esser trattenuta in quel momento.

Belcredi. Sarà, sarà come lei dice, caro dottore, ma questa è la mia impressione.

Dottore. Non dico di no; ma creda che è soltanto... così, un'impressione.

Belcredi. Scusi: però l'ha perfino detto, e chiaramente!

Voltandosi alla Marchesa:

Non è vero, Marchesa?

Donna Matilde (frastornata, voltandosi). Che ha detto?

Poi, non consentendo.

Ah sì... Ma non per la ragione che voi credete.