Si picchia il petto.
Eccomi qua! Mi vedete!—E non c'è arte di magia che gli sia ignota. Ebbene, Monsignore, Madonna: la mia vera condanna è questa—o quella—guardate
indica il suo ritratto alla parete, quasi con paura,
di non potermi più distaccare da quest'opera di magia!—Sono ora penitente, e così resto; vi giuro che ci resto finché Egli non m'abbia ricevuto. Ma poi voi due, dopo la revoca della scomunica, dovreste implorarmi questo dal Papa che lo può: di staccarmi di là
indica di nuovo il ritratto,
e farmela vivere tutta, questa mia povera vita, da cui sono escluso... Non si può aver sempre ventisei anni, Madonna! E io ve lo chiedo anche per vostra figlia: che io la possa amare come ella si merita, così ben disposto come sono adesso, intenerito come sono adesso dalla sua pietà. Ecco. Questo. Sono nelle vostre mani...
Si inchina.
Madonna! Monsignore!
E fa per ritirarsi, così inchinandosi, per l'uscio donde è entrato; se non che, scorto il Belcredi che s'era un po' accostato per sentire, nel vedergli voltar la faccia verso il fondo e supponendo che voglia rubargli la corona imperiale posata sul trono, tra lo stupore e lo sgomento di tutti, corre a prenderla e a nascondersela sotto il sajo, e con un sorriso furbissimo negli occhi e sulle labbra torna a inchinarsi ripetutamente e scompare. La Marchesa è così profondamente commossa, che casca di schianto a sedere, quasi svenuta.