Arialdo. Noi ci guardammo tutti e tre negli occhi: Chi sarà questo Bertoldo?

Ordulfo. Ed eccoti qua «Bertoldo», caro mio!

Landolfo. Ci farai una bellissima figura!

Bertoldo. (ribellandosi e facendo per avviarsi). Ah, ma io non la fo! Grazie tante! Io me ne vado! Me ne vado!

Arialdo (trattenendolo insieme con Ordulfo tra le risa). No, càlmati, càlmati!

Ordulfo. Non sarai mica il Bertoldo della favola!

Landolfo. E ti puoi confortare, che non lo sappiamo neanche noi, del resto, chi siamo. Lui, Arialdo; lui, Ordulfo; io, Landolfo... Ci chiama così. Ci siamo ormai abituati. Ma chi siamo?—Nomi del tempo!—Un nome del tempo sarà anche il tuo: «Bertoldo».—Uno solo tra noi, il povero Tito, aveva una bella parte assegnata, come si legge nella storia: quella del vescovo di Brema. Pareva un vescovo davvero, oh! Magnifico, povero Tito!

Arialdo. Sfido, se l'era potuta studiare bene sui libri lui!

Landolfo. E comandava anche a Sua Maestà: s'imponeva, lo guidava, da quasi tutore e consigliere. Siamo «consiglieri segreti» anche noi, per questo, ma così, di numero; perché nella storia è scritto che Enrico IV era odiato dall'alta aristocrazia per essersi circondato a Corte da giovani della bassa.

Ordulfo. Che saremmo noi.