E io dovrei acquietarmi così? Vedere mia figlia rimanere in questo stato, perchè il marito, dopo averla ingannata e poi abbandonata, si metta infine con la figlia avuta da un’altra donna?

Livia.

No, babbo, non è questo...

Guglielmo.

E che altro è? Se n’è andato. Finchè stavi muta, stava qui. Ho parlato io, e ha trovato il pretesto per andarsene. Voleva il silenzio, lui! Sfido! Che nessuno parlasse! Che nessuno ragionasse! Perchè non poteva ragionare, lui. È sopra ogni ragione, lui! S’accusa, sì, ma è anche sopra ogni accusa. Sopra ogni accusa e sopra ogni scusa. Non si dichiara anche senza scuse? Concede tutto. E poi non si lagna, oh! Avessi a credere che si lagna?... Non si lagna! E ha avuto anche la bontà di dirmi che tu, sì, tu avresti tutto il diritto di ribellarti; ma non lo fai perchè capisci che non c’è rimedio.... Un sacco di gentilezze commoventissime.... Cose da trasecolare! Ma dove siamo? Oh, io mi tocco e dico: ma, ho la testa a posto? In che mondo sono cascato? La meraviglia non è di lui.... Ma vedo te, così.... Ohè, figlia mia! Che sortilegio t’ha fatto? Va’, va’, senti, ho la bocca amara, un po’ di caffè, ti prego. Sono calmo, vedi? Fammi ragionare un po’ con te, almeno. Ma prima un po’ di caffè, va’....

Livia, commossa, fa cenno di sì, esce per l’uscio laterale a sinistra. Guglielmo resta assorto, fa gesti di stupore, di sdegno. Poco dopo rientra Livia.

Livia.

Ecco, a momenti....

Guglielmo.

Vieni qua, accòstati.