La abbraccia; le carezza il capo.

Sei cresciuta senza mamma, tu, povera figliuola mia.... E lo so, tante cose ti sono rimaste chiuse dentro.... E questo tuo padre, così grosso.... preso da tanti affari.... non t’ha saputo mai parlare.... non ha saputo mai farti parlare.... farti dire ciò che ti stava sul cuore.... Ma ora... ora bisogna che tu mi parli.... sì, a poco a poco, piano.... Io mi faccio quanto più posso vicino a te.... va bene? per sentire quello che non hai potuto dire mai a nessuno.... A lui, no di certo, se ha potuto trattarti così.... Lo dirai a me? Su. Mettiamo in chiaro prima di tutto, questo: Tu gli vuoi bene.... ancora?

Livia chiude gli occhi dolorosamente; poi, appena, col capo, fa segno di no.

No? Devi dirmelo: No.

Livia.

Ti dico no....

Guglielmo.

Me lo dici bene! Non cominciare a negare: perchè la vera disgrazia è questa figliuola mia. Siedi, siedi.

Seggono.

Ecco, guarda: tu puoi benissimo crederti una, ed essere due, invece. Due, due.... Voglio dire: divisa tra l’orgoglio e l’amore. L’orgoglio, in bocca, ti dice: no; mentre l’amore, in petto, ti dice: sì.