Sissignore. Benedetto, Nitto: noi diciamo Nitto. Compagni di scuola, si figuri. Ma a un certo punto, io, impastato di creta, m’accorsi che se volevo restare uomo giudizioso, dovevo chiudere i libri. Li chiusi. Scrivo, come dice mio genero, privilegio con due g, è vero, ma, la testa, signor mio, un orologio! Nitto Ruvo invece continuò a studiare, e, povero infelice, ecco qua che lo stanno facendo ministro.

D’Albis

scoppia a ridere.

Oh bella! bella! Per lei è un povero infelice?

Guglielmo.

Lo stanno facendo ministro.... Muore male, glielo dico io. Ma amico, sa! amico mio! amicone.... Non ne dico male!

D’Albis.

Eh, lo so che è amico suo. Il Ruvo mi ha parlato tanto bene di lei.

Guglielmo.

Ah, lui parla bene, lo so! Parola facile, elegante.... A sentirlo, pare che, come niente, il mondo tra le sue mani, che è, che non è, lo vuole tondo? tondo!; lo vuole lungo? lungo! Però, signore mio, io ho i peli bianchi. Gira gira, il perno è uno! E con ciò, badi, non dico che non auguro a Nitto Ruvo di diventare ministro. Per me, anche re. Sembra proprio che sia, come dicono loro, alla soglia del potere....