No, no: lei, no! lei, mai! Ma io, io, per me stesso...

Guglielmo.

Va’ va’ va’! Mi vorresti far sorbire come un decottino a digiuno, adesso, che tu per conservare la tua.... come debbo dire? in-di-pen-den-za di fronte a tua moglie, ti rassegni, ti sobbarchi qua a questa schiavitù sotto altri?

Leonardo.

Ma nessuna schiavitù! Chi le dice ch’io sia schiavo? Questo poi no! Schiavo di nessuno....

Guglielmo.

Ma di te stesso, scusa, schiavo del tuo stesso bisogno, se non d’altri! Quando.... Ah caro mio, ho buona memoria io, sai? T’affannavi tanto un tempo a sostenere che lo.... lo scrivere.... l’arte, insomma, è anche essa un lavoro, un gran lavoro, che ha bisogno d’indipendenza.... dicevi così? e ti sdegnavi contro quelli che sostenevano che fosse invece un divertimento, uno spasso: sì.... Lasciamo andare! L’indipendenza, l’hai avuta. Io e tuo padre, d’accordo, te l’abbiamo data. Poi, tuo padre, poverino, non per colpa sua, è venuto meno agl’impegni.... ma tu, a casa tua, grazie a Dio, con la dote dì tua moglie.... Chi ti dice nulla? Puoi lavorare come ti pare e piace, o non far niente, che sarebbe meglio, a giudizio d’un povero ignorante.

Leonardo.

Questo, scusi, perchè le secca ch’io scriva in un giornale stipendiato, come lei dice, dal Ruvo?

Guglielmo.