Lello
Perchè non t’amerei più, sfido! Un altro, per te. Ma sarei sempre io.
Evelina
No! no! Ecco, è questo! Non è vero! Perchè tu, anche adesso, anche adesso, potresti avere un diverso sentimento per un’altra donna; e basterebbe questo perchè tu fossi uno con quella, e uno con me: diverso! — Vedi? è questo! L’ho provato io, con tutto l’orrore di vedere in me un’altra — quell’altra — oltre questa che sono qua per te e per me stessa: — due, in una persona sola! In un solo corpo, ma che potrebbe essere di «questa» e di «quella», se non dovesse parere mostruoso e assurdo che allora, per se stesso, questo corpo, non sarebbe più nulla, fuori di quel sentimento che lo fa essere ora di «questa» e ora di «quella»; e con la memoria intanto dell’una e dell’altra — vedi? questo è il terribile! — terribile perchè rompe quell’illusione che ciascuno si fa, ricordando, di essere «uno», sempre lo stesso. Non è vero! L’ho veduto, l’ho provato io! Se tu m’avessi vista là, a cavallo....
Lello
Sei andata a cavallo?
Evelina
Sì; come prima! una cavallerizza! e Giorgio Armelli m’ha sorpreso sull’altalena.... Se m’avesse visto la Titti! Dio, Dio.... Non m’avrebbe più riconosciuta; avrebbe esclamato: «Ma come! Quella, la mia mamma?» Eppure per me, là, allora, era naturale, naturalissimo.... E io stessa, ora, guardandomi di qua.... mi pare un sogno.... vedendomi poi anche «questa», qua.... un’altra; irriconoscibile.... Una qua, una là.... E l’una che non ha nulla da vedere con l’altra, se non questo tormento di scoprirsi, di sentirsi «due» veramente, fino a respingere là — com’ho fatto — mio marito, non già perchè non mi sentissi viva di tutta quell’altra mia vita là; ma perchè qua c’era quest’altra, che sentii, sentii ugualmente viva di tutt’intera quest’altra mia vita — così diversa — capisci?
Lello
E vorresti, dopo questo, ritornare ancora là, «a quell’altra tua vita?»