Paolino

(già presso la comune, congiungendo le mani).

Così sia!

TELA.

ATTO TERZO.

La stessa stanza dell’atto precedente. È l’alba del giorno appresso. Sul davanzale della finestra, nella veranda in fondo, nessun vaso di fiori. Sono ancora per terra la tovaglia e la suppellettile da tavola rovesciate dal capitano Perella.

SCENA PRIMA. Grazia, poi il Marinajo.

Al levarsi della tela, Grazia, tutta scarduffata, con l’occorrente per far pulizia, è curva a raccogliere i cocci del vasellame rotto e i piatti, i bicchieri rimasti sani, che poserà a mano a mano sulla tavola. Raddrizzandosi di tratto in tratto, si stirerà, contraendo il volto, per significare che ha tutta la persona indolenzita, segnatamente le reni; protenderà allora una mano a pugno chiuso in direzione dell’uscio della camera del Capitano e borbotterà qualche inintelligibile imprecazione.

Grazia.

Guardate qua.... guardate qua che rovina!... piatti.... bicchieri.... E tutto insozzato!... povera tovaglia! Neanche una stalla sarebbe per lui!... Il porcile.... il porcile.... per lui!... Ah, manco male.... una bottiglia è sana.... (Raddrizzandosi) Ahi, ahi, ahi!... Non mi reggo più su, le reni.... Sfasciate.... ahi, ahi, ahi.... spezzate....