Totò.
Ah, lo credo, lo credo bene; e mi piace tanto sentirvi dire così....
Rosaria.
Già! lo crede, le piace, e intanto lo.... lo violenta!
Totò.
(come inorridito).
Io?
Rosaria.
Sissignore! Il pudore della casa! (Così dicendo, rimette sui quattro piedi le seggiole capovolte e abbassa con grottesca pudicizia la fodera di tela che le ricopre, come se nascondesse le gambe a una sua figliuola). Dio sa quanto ci bado, io, con un padrone che.... (fa con la mano un gesto di rammarico, indicando l’uscio a destra) — farebbe prendere la fuga anche.... anche alle seggiole, sissignore, per non stare a sentirlo, così sempre sulle furie.... Io, se fossi seggiola di questa casa, vorrei essere.... guardi, piuttosto seggiola d’uno di quelli che vendono cerotti per le strade, che vi montano sopra. (Di nuovo, alzando una mano verso l’uscio a destra). — Sgarbato! Le afferra così (afferra la seggiola per la spalliera) — quand’è arrabbiato — le scrolla, le pesta, le scaraventa anche....
Totò.